Fist of Fury 1991

Voto dell'autore: 3/5
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Fist of Fury 1991Prendendo (molto) alla lontana spunti bruceleeiani e infilando comunque un mini conflitto “cinesi contro giapponesi”, Fist of Fury 1991 si rivela come un film medio di Chow primo periodo. Film ludici, privi di trama, dove spesso erano coinvolti nomi straordinari, vere serre di inventiva, commistione di generi e oltregeneri. I film di Chow di quel periodo erano praticamente divisi in zone ben circoscritte; commedie base, noir action old school e film di “sfida e risoluzione”. Fist of Fury 1991 appartiene al terzo filone, ibridato con l’estetica sportiva hollywoodiana degli anni ’80 e la coreografia marziale autoctona.
Ah Ching (Stephen Chow) giunge ad Hong Kong dalla Cina in cerca di un parente ma viene subito derubato da Ko (Kenny Bee). Dopo un duello a colpi di sputo (!!!) i due si riappacificano. Ah Ching, dotato di un pugno destro potentissimo si innamora di Ah Man (Cheung Man) figlia di Fok (Yuen Kwai), maestro di arti marziali. Segue un lungo tronco di film composto di gag allo stato primordiale (la classica ironia cantonese basata su battute becere, volgari e scatologiche), un tradimento, fraintendimenti, l’allenamento di Ah Ching per mano di una gang di vecchietti e il torneo in cui in palio c’è un’enorme somma di valuta locale.
Sorprendente come anche questo film contenga in nuce una serie di elementi che poi sarebbero ritornati nel capolavoro di Chow, Kung Fu Hustle, dagli anziani maestri di arti marziali all’invincibile pugno, precursore della futura “palma radiante”. Sorprende anche la commistione di generi e umori (di routine, d’accordo), gli scricchiolii e gli assurdi corto circuiti tematici tra le varie zone del film; si parte con un duello a colpi di sputo coreografato come una sparatoria di John Woo ma dalle dinamiche volanti di un wuxia (o di Matrix se il paragone resta più facile) e si conclude con un torneo di arti marziali violentissimo e ultra gore, furiosa sintesi tra Toro Scatenato e Tokyo Fist (uscito cinque anni dopo, ma il paragone rende l’idea). Divertentissima tutta la sezione di allenamento e la sfida degli anziani al ragazzo a colpi di lattina di birra scossa, colpi bassi e scorze di pistacchi lanciate in faccia. Di tanto in tanto delle comparse illuminanti come Jeff Lau (anche produttore e co-sceneggiatore) e -inspiegabile- Josephine Siao Fong-Fong che dura lo spazio di una rapida inquadratura (ma tornerà nel sequel come co-protagonista). Va infine citata un’autoparodia iniziale di All for the Winner in cui Ah Ching vede l’attore che lo interpreta nei panni di un altro personaggio (di un altro film, appunto) e la citazione di A Better Tomorrow quando Chow tenta una rutilante e irresistibile rapina in banca con equivoco.
Un prodotto medio piacevole e senza ambizioni. Del film esiste anche un sequel distribuito l’anno successivo.

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