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FIST OF FURY 1991

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di Joh Chung Sing, Hong Kong, 1999

Titolo originale mandarino: Xin Jing Wu Men 1991
Titolo originale cantonese :
San Cheng Miu Moon 1991
aka :
Fist of Fury '91
Interpreti : Stephen Chow Sing Chi, Kenny Bee, Sharla Cheung Man, Corey Yuen Kwai, Vincent Wan Yeung Ming, Shing Fui On, Tommy Leung Ka Chun, Wu Fung, Ha Chi Jan, Baak Man Biu, Hsu Hsia, Joh Chung Sing, Lam Chi Tai, Deon Lam Dik On, Jeff Lau Chun Wai, Lau Shung Fung, Lee Siu Kei, Mai Kei, Shut-Ma Wa Lung, Tai Bo, To Wai Wo, Yuen Tak
Coreografie : Corey Yuen Kwai, Yuen Tak, Yuen Wah, Bruce Law Lai Yin
Sceneggiatura : Jeff Lau
Musiche : Lowell Lo
Prodotto : Corey Yuen Kwai
Produzione : Chun Sing Film Co.
Data di uscita : 23/03/1991
97'

Prendendo (molto) alla lontana spunti bruceleeiani e infilando comunque un mini conflitto “cinesi contro giapponesi”, Fist of Fury ‘91 si rivela come un film medio di Chow primo periodo. Film ludici, privi di trama, dove spesso erano coinvolti nomi straordinari, vere serre di inventiva, commistione di generi e oltregeneri. I film di Chow di quel periodo erano praticamente divisi in zone ben circoscritte; commedie base, noir action old school e film di “sfida e risoluzione”. Fist of Fury ‘91 appartiene al terzo filone, ibridato con l’estetica sportiva hollywoodiana degli anni ’80 e la coreografia marziale autoctona.

Ah Ching (Stephen Chow) giunge ad Hong Kong dalla Cina in cerca di un parente ma viene subito derubato da Ko (Kenny Bee). Dopo un duello a colpi di sputo (!!!) i due si riappacificano. Ah Ching, dotato di un pugno destro potentissimo si innamora di Ah Man (Cheung Man) figlia di Fok (Yuen Kwai), maestro di arti marziali. Segue un lungo tronco di film composto di gag allo stato primordiale (la classica ironia cantonese basata su battute becere, volgari e scatologiche), un tradimento, fraintendimenti, l’allenamento di Ah Ching per mano di una gang di vecchietti e il torneo in cui in palio c’è un’enorme somma di valuta locale.

Sorprendente come anche questo film contenga in nuce una serie di elementi che poi sarebbero ritornati nel capolavoro di Chow, Kung Fu Hustle, dagli anziani maestri di arti marziali all’invincibile pugno, precursore della futura “palma radiante”. Sorprende anche la commistione di generi e umori (di routine, d’accordo), gli scricchiolii e gli assurdi corto circuiti tematici tra le varie zone del film; si parte con un duello a colpi di sputo coreografato come una sparatoria di John Woo ma dalle dinamiche volanti di un wuxia (o di Matrix se il paragone resta più facile) e si conclude con un torneo di arti marziali violentissimo e ultra gore, furiosa sintesi tra Toro Scatenato e Tokyo Fist (uscito cinque anni dopo, ma il paragone rende l’idea). Divertentissima tutta la sezione di allenamento e la sfida degli anziani al ragazzo a colpi di lattina di birra scossa, colpi bassi, e scorze di pistacchi lanciate in faccia. Di tanto in tanto delle comparse illuminanti come Jeff Lau (anche produttore e co-sceneggiatore) e -inspiegabile- Josephine Siao Fong-Fong che dura lo spazio di una rapida inquadratura (ma tornerà nel sequel come co-protagonista). Va infine citata un’autoparodia iniziale di All for the Winner in cui Ah Ching vede l’attore che lo interpreta nei panni di un altro personaggio (di un altro film, appunto) e la citazione di A Better Tomorrow quando Chow tenta una rutilante e irresistibile rapina in banca con equivoco.

Un prodotto medio piacevole e senza ambizioni. Del film esiste anche un sequel distribuito l’anno successivo.

A cura di CZ:


 











 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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