Forest of Death

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Forest of deathNel giro di pochi mesi i fratelli Pang (The Eye, Re-Cycle) hanno curato la produzione di due lungometraggi dirigendone però ciascuno la regia di uno solo, in solitaria. E’ andata bene a Oxide e al suo brillante e intenso Diary, meno a Danny e a questo Forest of Death. Ben poco infatti resta dello stile visionario e maestoso del duo; la regia è tutto sommato tenuta a freno, la fotografia slavata e data in pasto a viraggi concilianti, e anche il soggetto è intrigante sulla carta giusto per un cortometraggio, rivelandosi dello stesso spessore di una puntata di X-Files. Aggravano il tutto dei dialoghi forzati e imbarazzanti che messi in bocca ad un’attrice bellissima e talentuosa come Shu Qi, riescono in parte a soffocarne il talento e il carisma. Al contempo Ekin Cheng si dimostra sempre più maturo e funzionale anche in ruoli come questo.

Un botanico (Ekin Cheng) studia dei macchinari che possano permettere  all’uomo di entrare in comunicazione con le piante. La sua ragazza (Rain Lee), giornalista d’assalto, indaga su una foresta che attrae la gente e che la spinge a suicidarsi facendola addirittura scomparire a seconda dei casi. Una poliziotta (Shu Qi) indaga su un omicidio e stupro, mascherato da suicidio, avvenuto nella foresta e il cui colpevole sarà presto liberato per mancanza di prove. Tutte le loro strade condurranno inevitabilmente verso la foresta del titolo fino al colpo di scena finale, tanto idiota, surreale e imprevisto, quanto intrigante.

Peccato che il film tradisca una certa fretta nella costruzione, con elementi buttati in scena in modo rapido e poco fine, scarse spiegazioni e assenza di tempi giusti. Anche le pochissime sequenze di paura, appaiono inaspettate ma con rara efficacia. Certo, ritorna in parte di nuovo la riflessione base dell’opera dei due fratelli, ovvero quella sullo sguardo e sulla consapevolezza/potenza di un occhio accorto, maturo e allenato ma anche questo elemento è accostato al film in maniera assai tiepida. Il resto della produzione, come negli altri film dei Pang, è equamente divisa tra maestranze thailandesi e hongkonghesi. Resta così una delusione soprattutto evocata dal contrasto con il precedente (e il successivo) riuscito film di Oxide, nell’attesa di un futuro film che possa finalmente dare totale dignità al talento dei due fratelli.

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