From Vegas to Macau 2

Voto dell'autore: 4/5
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E a contendersi il botteghino del capodanno cinese 2015 erano il nuovo colossal con Jackie Chan, Dragon Blade e questo sequel di From Vegas to Macau che a differenza del predecessore si esplicita proprio come film da festa includendo il finale con le buste rosse (che contengono soldi e vengono date ai bambini in occasione della festa) e la canzone classica del capodanno cinese Choy San Dou durante i titoli di coda. Se il primo film era perfettamente in linea con le attuali scemenze colorate che dirige il regista, questo secondo fortunatamente ha uno scarto qualitativo che per alcuni attimi fa tremare lo spettatore con accessi di entusiasmo nostalgico. Saranno alcune prove di azione particolarmente libere e gratuite, degli interessanti picchi di melodramma tipici del regista, quel profluvio di giochi verbali metafilmici in cui i personaggi parlano degli attori da cui sono interpretati in terza persona fino a delle comparse di assoluta eccezione; ad inizio film vediamo al tavolo da gioco insieme nientemeno che lo stesso regista del film, il suo alter ego Nat -Lolanto- Chan (protagonista di tutti gli esordi nel cinema sui giocatori d’azzardo di Wong Jing) e Eric Tsang. Anche la regia si fa a tratti più ispirata, tra ralenti epici come in passato e inquadrature magistrali che riescono a parlare e colpire come un tempo. Per il resto ci troviamo comunque di fronte al più cristallino e autoriale film del regista dove l’umore cambia ogni cinque minuti, dove si passa dalla commedia più becera, al melodramma, dall’azione sopra le righe alla violenza tellurica (la figlia del protagonista, a cui il padre per rassicurarla spiega che tutto ciò che accade non è altro che un film, arriva ad esclamare “ma perché è così violento questo film?”).
E poi continue citazioni dei vecchi classici da cui questo dittico proviene, i God of Gamblers che sono omaggiati in maniera mozzafiato quando sul finale Chow Yun-fat si trova a confrontarsi con il personaggio del passato (come nel precedente capitolo) ma con l’intervento anche della comparsa di Andy Lau che si posiziona come a comporre il poster del primo film. Una sequenza che strozzerà il fiato in gola di tutti i fans della saga degli anni ’90.
Poco interessa della storia dislocata in più location esotiche con maggioranza in Thailandia; quello che conta è che il film è esponenzialmente più interessante del precedente e i due, forti anche della durata una volta tanto sostenibile possono essere visti uno dopo l’altro come fossero un primo e secondo tempo di un tutto. Grande cast divertito, con un Chow Yun-fat sbattuto in burla e che si emoziona a sparare con due pistole come un tempo, un Nick Cheung che sembra uscito da un noir buono, una spaesata Carina Lau (Detective Dee), la brava Yuan Quan (Breakup Buddies), il veterano David Chiang Da-Wei e uno stuolo di divette di alterna bellezza e talento, ma sopra la media del cinema del regista. Inaspettato, esagerato, sfacciato, From Vegas to Macau 2 è probabilmente il migliore dei film di Wong Jing degli ultimi anni. Innegabilmente divertente quanto sconclusionato. A tratti commovente.

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