Fudoh

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FudohLa vicenda si ambienta nell’isola di Kyushu, che si trova nella parte sud del Giappone, dove Iwao Fudoh, uno dei cinque boss yakuza affiliati al clan Niho svolge la sua attivita’ aiutato dal figlio piu’ grande nonche’ braccio destro Ryu. Un giorno, Ryu fa uccidere per rappresaglia un uomo del clan rivale Yasha capeggiato da  Nohma, il quale  aveva precedentemente fatto uccidere un uomo del clan Niho durante un’ operazione nella citta’ di Kobe. A causa di tutto cio’, i due clan rivali si trovano sull’orlo di uno scontro e per evitare questo i boss del clan Niho chiedono a Iwao di fare ammenda per riparare al gesto compiuto dal figlio e lui quindi, senza esitare minimamente, decapita il figlio Ryu durante il sonno per poi portarne la testa ai boss del proprio clan in segno di scuse. Il figlio piu’ piccolo di Iwao, Riki, attaccatissimo al fratello, assiste senza essere visto dal padre alla scena dell’omicidio, e giura vendetta per la morte dell’amato fratello. Da qui, la storia compie una traslazione nel futuro di dieci anni, con Riki studente del liceo e gia’ piccolo Yakuza, quando i boss del clan Niho vengono brutalmente uccisi da una serie di strani personaggi, ossia due bambini e due ragazze, queste ultime compagne di scuola di Riki. Non ci vuole molto per capire che i giovani assassini sono tutti al servizio del giovane Riki, che ha cominciato il suo piano di vendetta facendo fuori uno ad uno i boss del clan Niho, e in seguito al gruppo di Riki si unisce un altro studente, il gigantesco Aizone.

Una volta sterminati i boss del clan Niho l’unico rimasto in vita e’ il padre Iwao Fudoh, il quale viene contattato da Nohma, che nel frattempo ha cominciato ad eliminare il gruppo di giovani killer fedeli a Riki, perche’ uccida anche quest’ultimo cosi’ come aveva fatto con Ryu. Per fare questo, Iwao contatta il figlio illegittimo Gondo, ex-combattente per la Corea del Nord, frutto della relazione con una donna Nord Coreana e ovviamente fratellastro di Riki. Per riuscire ad avvicinare Riki, Gondo si finge un nuovo insegnante appena arrivato al liceo, e in breve tempo comincia a fare terra bruciata attorno a Riki, eliminando i personaggi a lui fedeli. Riki nel frattempo trova un nuovo alleato nella signorina Miroku, una nuova insegnante del liceo, che si rivela pero’ essere Junko, ex amante di Ryu e figlia di un boss del clan Ashura, anch’essi in lotta contro il clan Yasha. Lo scontro tra Riki e Gondo si risolvera’ dopo un sanguinoso combattimento con la morte di quest’ultimo, grazie comunque all’intervento di Junko e di Aizone, che in precedenza era scampato per un pelo ad un attentato e adesso e’ ricoperto per meta’ di piastre metalliche: se non ci fossero stati loro Riki sarebbe probabilmente morto sotto i micidiali colpi di Gondo. Ormai, a Iwao Fudoh non resta che tentare di uccidere di persona il figlio Riki, e nella stessa maniera con cui in passato si e’ liberato di Ryu, tenta di decapitare Riki nel sonno; questi pero’ – aspettandosi l’attacco del padre – scampa all’attentato e decapita il padre. Finalmente la vendetta e’ compiuta. Nella parte finale vediamo Nohma che arriva al funerale di Iwao Fudoh, e Riki, Junko e Aizone che gli si parano contro. Un altro combattimento sta per iniziare…

Fudoh e’ il secondo lungometraggio girato in pellicola da Miike, ed e’ indubbiamente uno dei suoi film piu’ rappresentativi, nonche’ il primo ad essere stato proiettato al di fuori del Giappone in vari festival, tra cui il FantAsia di Montreal. In Fudoh troviamo infatti un Miike gia’ riconoscibile per stile e tematiche, dove la sua propensione all’eccesso e all’esagerazione e’ ancora piu’ evidente che nei suoi lavori precedenti, in particolar modo se confrontato con Shinjuku Triad Society, il suo primo lavoro ad essere uscito nelle sale cinematografiche nel 1995.

Sostanzialmente si tratta di un film sulla vendetta, da parte del giovane Riki Fudoh, per la morte del fratello al quale era strettamente legato, il quale e’ stato ucciso dal padre per porre rimedio ad un errore che avrebbe portato inevitabilmente ad una guerra tra gang. I legami familiari sono delineati in maniera efficace nei primi minuti del film, dove vediamo Riki ancora bambino che gioca a baseball col fratello maggiore Ryu il quale da quasi l’impressione di essere il padre di Riki, anziche’ il fratello. Pochi minuti dopo, vediamo i due fratelli e il padre che mangiano alla stessa tavola in una bellissima e significativa inquadratura, con Iwao sulla sinistra e Ryu e Riki sulla destra, e dietro di loro due fiamme dipinte a destra e a sinistra del muro che non fanno altro che amplificare la sensazione di antagonismo che vede il padre da un lato e i due figli dall’altro. Questa inquadratura verra’ ripetuta altre due volte durante il film, e la sua funzione sara’ sempre quella di enfatizzare questo antagonismo. Dopo l’uccisione di Ryu la vicenda fa un balzo temporale di 10 anni nel futuro, dove troviamo Riki ormai adolescente che davanti all’altare del fratello morto ricorda al padre del decimo anniversario della triste vicenda, il quale dice con noncuranza di essersene dimenticato: questo fa capire quanto diversi siano i sentimenti che Iwao e Riki provino verso il defunto Ryu e non fa altro che aumentare il desiderio di vendetta da parte di Riki.Tutto cio’, assieme alla spettacolare sparatoria nei bagni e all’introduzione del personaggio di Nohma/Riki Takeuchi e dei boss del clan Niho, sta nei primi quindici minuti del film, prima dei titoli di testa. Questo lungo incipit diventera’ quasi un marchio di fabbrica del regista di Osaka, che trovera’ l’esempio migliore nel primo Dead or Alive: 7 minuti al fulmicotone montati e girati magistralmente. Ma questa e’ un’altra storia.
In Fudoh, il rosso e’ ovunque: nel sangue, che fluisce abbondantemente, schizza con prepotenza ed e’ utilizzato in maniera eccessiva e grottesca, come nella scena dell’omicidio in automobile dove uno Yakuza viene assassinato e dove il suo sangue, che ha gia’ abbondantemente imbrattato gli interni, esce dalla portiera come un fiume in piena. Il sangue e’ anche nella vasca dove Mika e Junko fanno il bagno dopo avere consumato un rapporto sessuale, Riki si fa un tatuaggio col sangue del fratello morto, tutto in questo film ha a che fare col sangue, se pensiamo che anche i legami familiari sono legami di sangue. Rossa e’ anche la luna, simbolo della vendetta di Riki,  e ogni volta che verra’ inquadrata sara’ come una sorta di presagio del fatto che altro sangue della famiglia Fudoh sara’ versato: non a caso le uniche inquadrature dove la luna non sara’ rossa sono situate all’inizio e alla fine del film, quando ormai Riki si sara’ fatto giustizia. Le fiamme dipinte sul muro nella sala da pranzo dei Fudoh sono rosse, le statue del tempio del clan Niho hanno la faccia rossa, Junko ha un abito rosso in uno dei momenti chiave del film, nonche’ anche essa un tatuaggio rosso cosi’ come Riki. I toni esagerati del film fanno si che durante la visione, neanche per un secondo si ha la sensazione di trovarsi nel mondo reale, anzi, tutto e’ grottesco, quasi surreale, e per questo motivo da un momento all’altro ci si potrebbe aspettare qualunque cosa. Ma le esagerazioni non sono mai fini a loro stesse, bensi’ assumono anche un senso dal punto di vista narrativo: dice bene Tom Mes quando nel suo Agitator – The cinema of Takashi Miike parla di Fudoh come uno dei migliori esempi di fusione tra forma e contenuto.

Le tematiche miikiane sono ben presenti in Fudoh, a partire dalla figura del reietto privo radici alla ricerca dell’unita’ familiare e della felicita’, il tutto ammantato da una patina di violenza, ovviamente di colore rosso. Ogni personaggio e’ “diverso” e ai margini della societa’, dal gigantesco Aizone che dopo un attentato torna addirittura semiricoperto da placche metalliche, a Mika, una delle compagne di classe di Riki nonche’ killer per suo conto, che in una delle scene piu’ erotiche del film rivela a Junko di essere ermafrodita, e afferma addirittura che “non potra’ mai essere felice”. Riki, dopo la morte del fratello per mano del padre, sente di non appartenere piu’ alla famiglia composta da suo padre ma anche dal suo clan Niho, e addirittura si ritrova ad essere contro di loro, per vendetta innanzitutto ma anche perche’ non approva e non sente suoi i metodi tradizionali utilizzati dalla Yakuza: emblematico e’ in questo caso il titolo completo del film, ossia Fudoh: The New Generation, la nuova generazione. Gia’ da questo film si percepisce come Miike, nel descrivere il clan Niho, abbia dipinto un modello di Yakuza sulla via del tramonto, crepuscolare, legata a vecchie e anacronistiche tradizioni, e che preferisce giocare a golf o guardare gli spettacoli di strip tease piuttosto che combattere per la conquista e il mantenimento del territorio. Lo stesso modello di “Yakuza crepuscolare” che verra’ descritto in seguito nel 2002 da Graveyard of Honour. Un’altra scena indicativa del livello di degrado e di squallore a cui il clan Niho e’ giunto si ha quando Riki, assieme al suo gruppo, va al tempio Niho durante la notte ad uccidere i due boss gemelli del clan. In questo caso, vediamo che uno dei due nasconde sotto le proprie coperte nientemeno che il proprio figlio, col quale sicuramente non stava giocando a briscola, e questo porta a fare un confronto con la situazione familiare di Riki, che mai e poi mai sarebbe capace di compiere un gesto del genere. Infine, quando Iwao Fudoh nelle ultime scene del film cerca di uccidere Riki nel sonno, quest’ultimo blocca la spada con la mano e, incurante del sangue che sgorga dal palmo dice: “l’era del sacrificio di un bambino per i genitori e’ finita”, facendo cosi’ capire al padre che il passaggio da una generazione all’altra, sia dei Fudoh che del suo clan Yakuza, e’ imminente.

In mancanza della propria famiglia di sangue quindi, Riki va alla ricerca di un surrogato, formando un gruppo eterogeneo di “outcast” tipicamente miikiani, come Aizone (che da piccolo uccise i genitori, e per questo Riki rimane affascinato visto che lo rende in qualche modo simile a lui) o Mika l’ermafrodita. E tipico di Miike e’ anche il fatto che, non appena il gruppo comincia a perdere i suoi elementi, in questo caso con l’uccisione dei due bambini da parte di Nohma, la disintegrazione dello stesso diventa inevitabile; infatti, alla morte dei bambini seguono le uccisioni di Mika e di Toko, un’altra killer appartenente al gruppo,  nonche’ l’attentato ad Aizone (presagito pochi istanti prima dell’esplosione da alcune inquadrature fatte a dei corvi, i classici uccellacci del malaugurio) che pero’ sopravvivera’ al prezzo di qualche chilo di metallo in piu’ cucito sulla pelle. Il gruppo rinascera’ con l’arrivo di Junko, che si rivelera’ una preziosa alleata di Riki, salvandolo da morte certa per mano del micidiale fratellastro Gondo (altro personaggio senza radici, nord coreano in terra giapponese) che non avrebbe esitato un minimo a farlo fuori; in questo scontro, tra Gondo e Riki, si ha quasi l’impressione che quest’ ultimo sia titubante nell’affrontare l’avversario per il semplice fatto che questi rimane pur sempre suo fratello, ma l’intervento esterno di Junko risolve ogni tentennamento.

Ora, tralasciando le analisi approfondite, Fudoh funziona alla grande anche come film di puro intrattenimento. L’intreccio semplice, le immagini colorate ed eccessive, il ritmo abbastanza sostenuto, sono tutti elementi che fanno assomigliare Fudoh ad un colorato fumettone. I personaggi poi, sembrano davvero usciti pari pari da un manga: guardate Nohma, interpretato da Riki Takeuchi, come e’ esagerato con quella pettinatura da tamarro, oppure Aizone, il gigante con le placche di ferro, o Gondo con la sua ghigna tra l’indifferente e lo psicopatico. In questo senso, Fudoh puo’ essere visto come una sorta di anticipazione a Ichi the Killer, a mio avviso uno dei film di Miike che piu’ si avvicinano all’universo manga. Insomma, se non si fosse capito, Fudoh e’ uno dei suoi film che preferisco, eccessivo ma con tutti gli elementi amalgamati in maniera equilibrata, dannatamente divertente ma anche di notevole spessore. Nell’analizzare Fudoh, e’ chiaro come Miike preferisca comunicare con le immagini, ottimamente fotografate da Hideo Yamamoto, anziche’ con le parole, e questo film e’ uno dei migliori esempi dove si puo’ notare come il suo stile sia altamente comunicativo e innovativo.

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