Gamera the Brave

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Gamera the BraveLa vita di Gamera è sempre stata dura. Farsi prendere sul serio essendo una tartaruga gigante, e all’inizio cattiva per giunta, non è cosa facile e porterebbe chiunque ad una crisi di identità. Il businnes impone la trasformazione da mangiatrice di uomini ad amica dei bambini per stare al passo con l’icona della Toho e tutta la sua corte di mostri, ma la tartarugona ha sempre il fiato un po’ corto e non riesce a superare il dinosauro atomico che, a sua volta, si vede detronizzare dagli agili atleti spaziali in calzamaglia del piccolo schermo.
Dall’oblio degli anni ’70 alla nuova vita negli anni ’90, Shusuke Kaneko partorisce un nuovo Gamera, un po’ di nicchia e in omaggio ai nostalgici, dimostrando che con molti meno soldi si riesce a fare qualcosa di nettamente migliore, su tutti i livelli, rispetto ai contemporanei Godzilli nipponici e a stelle e striscie.
Ora che Godzilla sembra andato in pensione per qualche tempo, ecco che un nuovo giovane pretendente al trono esce dall’ovetto e reclama a viva voce il dominio sul Regno dei Mostri: Gamera Chubby Edition.

Dalle prime indiscrezioni su questo nuovo “Piccoli Eroi – Gamera (scritto più sotto in piccolo, ponendo l’accento sulla componente umana del film)” è evidente che il target sia il pubblico infantile. I fans più maturi, dopo i tre ottimi piatti serviti da Kaneko, iniziano a digrignare i denti chiedendo la testa di chi ha commesso questo nuovo scempio accompagnata da un brodo di tartaruga. La regola che prima di criticare bisognerebbe sempre assaggiare vale anche in questo caso ed infatti il film di Ryuta Tazaki, regista di gran parte dei tokusatsu televisivi degli ultimi tempi, è efficace, delicato e raramente melenso rispetto a quanto si poteva temere inizialmente.

Il film si apre nel 1973 con i terribili Gyaos mentre assalgono da ogni lato Gamera vampirizzandola, sopraffatta ha una unica scelta: l’autodistruzione. Alla terribile scena assiste un ragazzino che, nel 2006, è il padre di Toru, un bambino orfano della madre.
Toru trova un piccolo uovo posato su di una pietra dai misteriosi poteri simile ad un gigantesca morositas luminosa, dal quale esce baby Gamera. Tra i due è subito amicizia. Toru chiama la simpatica creaturina Toto che dimostra subito di non essere la solita tartaruga, cresce molto in fretta, spara palline di fuoco e vola! Una gag molto gustosa mostra Gamera davanti ad un grosso coltello, scambiandolo per Guiron (il famoso mostro con la testa a forma di mannaia) lo annerisce con un po’ di alito infuocato…
Toto cresce in fretta, diventa sempre più gommosa e simile ad un Gamera super-deformed ed attira su di se l’attenzione dell’esercito e di un altro mostro, Zedus.
Alla crescita di dimensioni del suo amico Toto corrisponde la maturazione di Toru. Accompagnato da due amichetti, il bambino scappa dal paesino dove abita per raggiungere Gamera a Nagoya dove la tartaruga è stata catturata dall’esercito. Qui si svolgerà lo scontro finale.

Nei film di Gamera i bambini hanno sempre avuto un ruolo cardine ed anche qui non ci si discosta dalla costante. Toru affronta con coraggio e determinazione i pericoli rappresentati sia dal carnivoro Zedus che dagli adulti dalle intenzioni non proprio pacifiche, bambini che non si conoscono ma sanno cosa devono fare aiutano il pacioso mostro gigante passandosi come un testimone la pietra-morositas in una corsa verso la salvezza e, nell’unico momento veramente stucchevole del film, fermano l’esercito che vorrebbe ricatturare la loro amica.  Tazaki ammanisce la moralina facile facile con l’esperienza accumulata nei tokusatsu televisivi rendendola dolce ma non stucchevole.
Inutile negare che Gamera the Brave abbia molte somiglianze con E.T., Gamera stessa ricorda la creatura di Rambaldi, ma è anche vero che il primo film della serie è uscito 17 anni prima del blockbuster di Spielbeg e già il tema centrale era l’amicizia di un bambino per una Gamera seppur distruttrice e pericolosa.

Tradizione della serie è anche quella di contrapporre a Gamera mostri dai nomi dalla difficile traslitterazione. Zedus non è da meno, qualcuno ha persino azzardato un “Judas” ma non mi sembra il lucertolone tradisca nessuno tranne le aspettative dei fan: il design del mostro è proprio pessimo. Un lucertolone vagamente simile al Godzilla-yankee con delle strane scaglie-piume sul dorso, una cresta intorno al collo che gonfia nei momenti di massima incazzatura ed una lungua lingua retrattile (tipo Barugon) che usa per colpire l’avversaria nelle parti intime. Dopo Legion e Iris ci si aspettava qualcosa di più. Indubbiamente Zedus contribuisce alla parte “adulta” del film con la sua dieta a base di giapponesi e le ferite con geyser di sangue verde che provoca nella povera Gamera, la sua natura ferocemente animalesca è ben contrapposta a quella benevola dell’eroina. Se Zedus è tutto spine e aculei Gamera è tonda tonda, un gachapon molto “kawaii” che solo in un paio di scene tradisce la presenza di un attore al di sotto della sua corazza.

Un po’ fastidiose le continue inquadrature sui fumetti della serie Kekoro Gunso (pubblicato da Kadokawa Shoten ed il film è, che sorpresa!, prodotto dalla Kadokawa dopo che ha inglobato la DAIEI) ed i banner pubblicitari di un sito di vendita online infilati in maniera veramente poco furba tra le macerie di Nagoya.
Da vedere senza pregiudizi.

Alcuni gadget del nuovo Gamera:

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