Gangland Odyssey

Voto dell'autore: 3/5
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Gangland OdysseyUn paio di riflessioni.
1-Sembra quasi a volte che gli anni ’80 ad Hong Kong se ne siano andati più tardi rispetto al resto del mondo, lasciando macchie indelebili nel tessuto cinematografico locale. Film come questo, o come  -esempio privo di importanza significativa- She Starts Fire lasciano trasparire un trascinamento stanco dello stile del decennio precedente o tematiche, stili, umori, tecniche da lì provenienti e non rielaborate.
2-Esistono film –come ad esempio Love, Guns & Glass– spesso appartenenti a questo genere (il noir balistico) che si costruiscono e ottimizzano tutto il loro materiale strutturale interno, in vista di una sola sequenza che da sola vale il film, spesso un finale dinamitardo. Questo film appartiene a questa categoria, il finale dinamitardo c’è anche, ma non riesce a sollevare il film dalla mischia in cui è calato, da una parte a causa di svolte troppo meccaniche e risapute, dall’altra per l’incapacità di andare oltre i limiti della verosimiglianza che talvolta il genere impone. Al contempo si può controbattere che il film cerca più di altre volte di incartare con cura l’apparato narrativo e melodrammatico ma con scarsissimi risultati e senza mai purtroppo riuscire né a coinvolgere né a convincere se non in un paio di attimi più virulenti nel finale combattuto a pistole e katana.
Questo è Gangland Odyssey, apparentemente la prima e unica regia di Chan Wai man, campione di arti marziali, attore veterano con più di cento interpretazioni sulle spalle, produttore, martial art director, uno dei volti più interessanti del cinema di Hong Kong (indimenticabile e glaciale in My Heart is that Eternal Rose di Patrick Tam). Il regista interpreta un uomo delle triadi che nel 1974 è scelto per compiere un omicidio e per ritirarsi poi all’estero. Nel 1990 torna in una Hong Kong cambiata, dove gli amici sono ormai nemici, dove la criminalità si è modificata, con ingerenze giapponesi, senso dell’onore ormai sgretolato e conflitti sentimentali irrisolti.
Un film tiepido, interessante per i vari contorni, dalla sceneggiatura del veterano Sze To On (200 script sulle spalle) alle interpretazioni di un burbero e violento Andy Lau, Shing Fui On, Ng Man Tat (braccio destro di Stephen Chow), un controllato Alex Man Chi Leung e un brillante Alan Tang in cammeo.

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