Garo: Gold Storm Sho [film]

Voto dell'autore: 4/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 1 voti]

Ad aprile 2015 si rinnova l’appuntamento televisivo con la nuova serie di Garo, l’ottima Gold Storm Sho, sequel di The One Who Shines in the Darkness del 2013. Ma anziché poggiarci un film da sala in corsa di programmazione o in coda, stavolta si esordisce in anticipo tale da fare da apripista al suo corrispettivo da piccolo schermo. Garo Gold Storm raduna quindi i due protagonisti della serie e li situa in un nuovo contesto geografico introducendo già alcuni dei personaggi che poi sarebbero ritornati nella serie stessa. La componente fantasy meno accentuata in questa tranche narrativa si palesa però nella presenza del classico personaggio tipico da videogioco atto a vendere o elargire armi e incantesimi utili per l’upgrade dei personaggi. In questo caso è incarnato da un maturo e ambiguo venditore di kebab con relativo furgoncino itinerante. E’ noioso ripetersi ma Garo è comunque un franchise continuo che garantisce sempre qualità e grande intrattenimento frammisto ad una summa di inventiva assolutamente sopra la media. Parliamo sempre di film fantasy iper effettati risolti con budget ridicoli ma con un uso della fantasia e della creatività che riescono sempre a far tesoro delle minute risorse investite. La serie precedente, Garo: Yami o Terasu Mono, rispetto all’altra parallela che fa capo alla prima (attualmente la serie di Garo è formata da due corsi temporali con personaggi diversi e che si alternano di anno in anno) era caratterizzata da azione più serrata e funambolica (anche negli scontri marziali), temi più maturi e creature maggiormente realizzate in computer grafica piuttosto che con tute in lattice. In questo caso invece la maggior parte dei nemici sono costruiti con effetti reali, non ci sono nudi e temi particolarmente adulti ma l’azione regala alcune delle sequenze a tema più incredibili del 2015 cinematografico. Sia durante uno scontro aereo all’inizio, risolto con un massiccio ausilio di computer grafica, che in un secondo combattimento invece “reale” dove gli attori compiono ottime acrobazie e la macchina da presa impazzita percorre percorsi complessi e quasi impossibili. Sul finale un altro scontro tipico della serie fa rima con quello iniziale già citato.
L’armatura del cavaliere del Makai Ryuga è intrisa di energia negativa che produce dolorosi effetti collaterali sul suo corpo. Accompagnato dalla sacerdotessa Rian, parte alla volta di Line City dove una grande sacerdotessa ha il potere di eliminare le “impurità” dall’armatura dorata. In zona, in un lontano passato, viveva un altro sacerdote che abbatteva gli horrors aiutato da un suo assistente, combattente da lui stesso creato, una sorta di uomo oggetto, golem atto alla missione un po’ come era la adorabile Mayuri di Makai No Hana. Una volta deceduto il sacerdote, questo guerriero si spegne per un numero indefinito di anni fino a che, al suo casuale risveglio, decide di portare a termine la missione del suo creatore, ovvero produrre un mondo senza horrors, come una sorta di Terminator per i demoni. Ma per farlo sceglie una strada particolarmente pittoresca e luttuosa.
Gold Storm è un buon film della franchise in media con gli altri e un buon esordio per la imminente saga. Forse il character design delle creature nemiche non è particolarmente ispirato ma la fantasia straborda in continuazione da ogni scena; basti pensare alla pistola magica di Rian, il cui funzionamento interno è mostrato come un universo parallelo in cui minute creature coloratissime a suon di rituali e martelli giganti fanno deflagrare i colpi come fossero il cane dell’arma ed espellere i proiettili incantati a suon di percosse ben assestate, invenzione che sembra quasi provenire dall’altra serie di Amemiya intitolata Shougeki Gouraigan.

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