Garuda

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GarudaAsia, terra di kaiju, quei mostroni giganti che come fanciulli continuano nei decenni a inciampare addosso ai palazzi, figli bastardi di un’arma terribile gettata su una popolazione inerme. Cinquanta anni fa, l’atomica generava Godzilla, icona pop per eccellenza del Giappone, nel 1967 anche la Corea del sud si lasciava tentare dal boom dei kaiju e tramite una co-produzione con la nipponica Toho partoriva il proprio mostrone, lo Yongkary di Dae Kwesu Yongkari, diretto da Kim Ki-duk (no, non QUEL Kim Ki-duk) e genesi del remake del 1999 semplicemente rinominato Yonggary e diretto da Hyung-Rae Shi. 
Dopo il boom cinematografico del recente cinema coreano si sta assistendo però ad una normalizzazione del prodotto, direttamente proporzionale alla quantità di film distribuiti (il che è normale, logico). Ecco che non si può che guardare con interesse al nuovo cinema Thailandese che ricorda una Corea ai tempi della sua rinascita di fine millennio. Il cinema Thai è meno patinato e ripulito di quello coreano e per certi versi ricorda la furia sporca e dinamica di quello hongkonghese. In mezzo a tanto furore creativo anche la Thailandia non poteva non cedere alla tentazione di produrre il proprio Kaiju-eiga nazionale. Ed ecco arrivare quindi Garuda a colmare la lacuna. Primo film thailandese ad essere girato interamente in digitale aveva dovuto cambiare durante le riprese il titolo a causa delle proteste di numerose persone (in Thailandia la creatura in questione è vista come una divinità). Nonostante le premesse e il budget a disposizione il film non ha fatto però furore al botteghino. Il perchè è forse da ricercare nel fatto che il film, lungo ben due ore si svolge per ben 3/4 della sua durata in tre set in tutto, ricostruiti in studio. L’atmosfera che così si respira è simile a quella dei sotterranei della Umbrela Corporation del videogioco di Resident Evil. Se poi si decide di passar sopra al fatto che il montaggio è spesso immotivatamente epilettico, la regia talvolta casuale, la protagonista insopportabile (e anche un pò incapace) e della musica metalloide arriva nei momenti meno opportuni, resta un film nemmeno troppo mal fatto, di più facile fruibilità per gli appassionati del genere, ma che regala innegabilmente dei momenti di pathos elevato. 
Parlare di kaiju è poi una modalità di comodo e una trovata pubblicitaria notevole. Il Garuda del titolo non possiede una statura paragonabile a quella di un Godzilla, ma è alto circa 3 metri. Interamente ricostruito in 3D bisogna ammetterne l’ottima resa visiva, anche se si nota talvolta un riciclo di immagini della creatura. Garuda, ambigua entità tra un Dio e una creatura preistorica risorge dalle viscere della terra durante dei lavori di scavo per un tunnel sotto Bangkok e viene affrontato da una squadra speciale segreta, in equilibrio tra Uomini in Nero e spietati mercenari, autodefinitesi “uccisori di Dei”, aiutati da una giovane archeologa. Molti sono i momenti suggestivi, è davvero piacevole vedere i mercenari abbassare le armi estasiati davanti ad una divinità vivente letale, pronti ad affrontarla con un pugnale rituale in sequenze coreografate e ritoccate al computer, in stile Matrix. Il tutto aspettando la mezz’ora finale in cui la creatura sorge dalla terra e semina il panico per le vie della città, costellando il film di brevi sequenze splatter che cozzano un pò con lo stile da grande pubblico del film.

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