Gen-Y Cops

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Gen-Y CopsGen-Y Cops è il sequel/seconda parte del dittico inaugurato da Gen-X Cops, uno dei film di Hong Kong più bistrattati e diffamati dalla critica occidentale. E’ lapalissiano il fatto che si tratti di due film totalmente da esportazione, quasi interamente recitati in inglese, pieni di attorini e attricette carine, un po’ di azione made in Hong Kong, esplosioni, sequenze balistiche esagerate e tanta ironia. Il primo film è stato realmente affondato da critica e pubblico occidentale (nonostante la sua essenza export) e non era alla fine un film così terribile, certo un po’ inutile, privo di un minimo spessore, ma alla fine era ben realizzato ed era un piccolo spasso totalmente popolare e privo di ogni minima ambizione, sicuramente meno brutto del 70% dei film d’azione che provengono dagli States (non che ci voglia tanto). Questo sequel aggiorna il film, aggiusta il tiro ed aumenta esponenzialmente tutti gli elementi fracassoni del primo, toglie Nicholas Tse e aggiunge (ed è un bel guadagno) la stupenda Maggie-Naked Weapon-Q. La solfa è sempre quella, il film alla fine è e rimane una cazzata, scritto a casaccio e interpretato da un cast di belle faccette giovani, poliziotti folli e immaturi come Sam Lee, Stephen Fung, Edison Chen; a questi si aggiungono altri volti collaudati, come la coppia Anthony Wong/Erik Kot (gli scienziati cinesi), Vincent Kok e una ritrovata Christy Chung (The Bodyguard from Beijing, Jan Dara), che in questo ruolo ironico riesce a risultare più bella, brava e sensuale che in altri film più seriosi.
Durante un’esposizione di nuove tecnologie e robot, viene presentato un nuovo modello da utilizzare come macchina bellica, semi indistruttibile e invulnerabile, supportato e sorvegliato da degli antipaticissimi ispettori americani dell’FBI. Il robot viene rubato, i nostri eroi indagano e cercano di recuperarlo scontrandosi al contempo contro i “cattivi” e gli altri “cattivi” dell’FBI. Intanto Edison Chen, poliziotto infiltrato in una gang, deve vedersela con una sua nemesi di vecchia data responsabile della creazione e furto del robot. E quando quest’ultimo verrà azionato sarà pura morte e distruzione di tutto ciò che c’è intorno. Oltre al pretesto dell’ecatombe prodotta dal robot (ma non si vede una goccia di sangue) il film abbonda di sequenze action, esplosioni, sparatorie, inseguimenti automobilistici e con motoscafi, timidi scontri di kung-fu, serrati corpo a corpo e sul finale un duello tra robot di diverse dimensioni e abilità (con conseguenti risvolti comici).
Il robot è ben realizzato, e alterna un suo modello reale ad uno in 3D. La qualità degli effetti digitali è discontinua, la regia frenetica e funzionale ad opera di un regista capace ma poco personale come Benny Chan (A Moment of Romance, Heroic Duo), il montaggio bara forse un po’ troppo e in modo evidente. Gli attori sono esattamente quello che desidera il pubblico, così come tutto il resto del film, un prodotto costruito appositamente per piacere ad un determinato target e per essere esportato; patinato, colorato, innocuo, asettico e fracassone (nonostante questa innocuità del film, i protagonisti si fanno esplicitamente una canna). Il film è così, proprio come il primo, forse leggermente più coinvolgente. Prendere o lasciare. Probabilmente molti decideranno di “lasciare” e forse non hanno nemmeno tutti i torti.

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