Gimme Kudos

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Gimme KudosCos’è un “kudo”? “Kudos” è il termine usato soprattutto nei paesi anglosassoni per indicare un riconoscimento, solitamente un attestato che certifica una tua buona azione o comunque un’azione meritevole. Ed è proprio di “kudos” che va in cerca Yang Hongqi, un uomo di campagna di mezza età dall’aria stranita e bonaria, che si presenta in continuazione presso la redazione del Nanjing Newspaper affermando di meritare un riconoscimento per aver salvato una giovane studentessa universitaria da violenza sessuale.
Il modo di fare dell’uomo non gli fa, però, guadagnare subito la fiducia di Gu Guoge, importante giornalista della testata, che per dedicargli un articolo necessita di certezze. Tuttavia l’incredibile pressione che Yang comincia ad esercitare su Gu, obbliga il giornalista ad andare più a fondo nella questione, indagando tanto nella vita dell’uomo che in quella dell’ipotetica ragazza salvata da quest’ultimo. In un susseguirsi di incomprensioni, drammi e conflitti, la storia comincia a far capire man mano la verità, molto più drammatica di quanto ci si possa aspettare in principio.
Gimme Kudos è quello che lo spettatore medio si attende da un “film mainlander”: vita di città contro vita di campagna, conflitti tra persone e generazioni, necessità di tener fede alla volontà degli avi e un forte richiamo alla storia recente del paese. Yang, infatti, rappresenta un uomo innocente, il cui unico scopo è quello di avere a sua volta un riconoscimento, come desiderato dall’anziano padre, ex combattente del popolo. Egli è, inoltre, l’unico essere umano che può mettere in discussione le certezze di un uomo di città, affermato e sicuro della propria carriera, del proprio matrimonio, di tutta la sua stessa vita. Yang diventa lo specchio in cui Gu comincia a riflettersi per comprendere che cosa in realtà non va della sua esistenza, della falsità della città e, soprattutto, della totale incapacità di capire quanto una parola ferisca molto di più di qualsiasi azione diretta.
Dall’altro lato, infatti, si trova a conoscere la giovane studentessa chiamata in causa da Yang, che a sua volta ha un unico scopo: cancellare un ricordo negativo. Lei diventa, quindi, immagine delle contraddizioni della società, di come il sapere o il non sapere una cosa siano molto più importanti dell’averla vissuta. Se da una parte chi compie un’azione meritevole, richiede che essa venga riconosciuta, dall’altra chi subisce un trauma, prega che non si sappia in giro, per poterlo a sua volta dimenticare.
Gimme Kudos è sia rappresentazione della società cinese attuale, ancora in bilico tra il peso del passato, e un’evoluzione presente troppo rapida, sia critica al giornalismo d’assalto, quello che vive per il solo scoop, che scrive ancora prima di aver certezza di ciò che vuole dare per asserito. Non è quindi, in conclusione, un film semplice da seguire, nonostante la grande bravura degli attori – in particolar modo di Yang Hongqi/Wei Fan e del vecchio attore che ne interpreta il padre – e ad alcune parentesi allegre che diradano l’atmosfera. Infatti l’alta tensione emotiva che tende a generare, nel continuo conflitto in funzione dei punti di vista dei tre protagonisti, rende molto partecipi della vicenda, e a volte, anche grazie alla maestria della fotografia di alcune scene (magistrale la visita al vecchio Yang, padre di Hongqi) porta facilmente alla commozione.
Un ottimo film, di quelli “che piacciono al pubblico da festival”, impegnato e girato molto bene, che ci fa capire come, nonostante le svolte molto più commerciali del cinema mainlander, si continuino a dirigere drammi di ottimo livello.

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