Go Goa Gone

Voto dell'autore: 3/5
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“Cosa sono, vampiri? Bene, usiamo i crocefissi!”
“Ma se non sono cattolici?”
“Che Dio c’è in Russia?”
“Lenin!”

oppure,

“Zombie? Come Zombie? In India non ci sono Zombie!”
“E’ la globalizzazione!”

Vicino per temi e umori ad alcuni corrispettivi statunitensi e inglesi, Go Goa Gone è una rara commedia indiana a tema zombie. Dal genere citato ne prende gli stili ma riesce per la maggior parte del metraggio a personalizzarli, ibridarli, farcirli di buoni dialoghi riuscendo a intrattenere in maniera comunque onestissima.

Tre amici dediti al continuo abuso di droghe e alcool e alla continua caccia alla donna, decidono di  partecipare ad un esclusivo rave party in un’isola deserta organizzato dalla mafia russa. Durante il party verrà messa in commercio una nuova droga lisergica mal prodotta che trasforma i consumatori in zombie tossicodipendenti affamati di sangue, sangue necessario loro per continuare lo sballo. Il gruppo di amici, una ragazza e due boss organizzatori della festa dovranno lottare per la sopravvivenza. Come sconfiggere gli zombie oltre a fargli saltare la testa? [spoiler] Una ulteriore pioggia di cocaina che mescolandosi all’altra droga li blocca.

La sezione dedicata all’abuso di alcool e droga arriva esplicitamente dal cinema occidentale; Idle Hands, si, ma anche Paura e Delirio a Las Vegas (evocato durante i titoli di coda) e altri film noti, e la visione degli zombie è tipicamente alla Shaun of the Dead, sottilmente citato. Ma il tutto è trattato in maniera pittoresca e personale e fa passare in secondo piano le origini iconografiche. Certo che appare come un film pochissimo “indiano” un po’ come è accaduto -ad esempio- per l’altro bel thriller thailandese Countdown.
Quindi, via l’esotismo, balletti, amore pudico e durate estenuanti. Go Goa Gone prende i generi per il collo e ci annega dentro come sempre più spesso viene fatto in India.
I buoni dialoghi divertono e fanno sorridere e la partitura comica funziona ottimamente. Il make up degli zombie è buono anche se la violenza in sé è tenuta a freno. Certo, già la messa in scena delle droghe e i dialoghi sboccati hanno creato non pochi problemi al film che in patria si è visto affibbiare un bel “A certificate” che corrisponde idealmente ad un vietato ai minori di diciotto anni. Il film ha ottenuto un buon incasso e sul finale lascia presagire un possibile sequel. Totalmente popolare, potrebbe godere di una distribuzione occidentale senza grossi problemi di sorta, essendo oltretutto migliore di tanti zombie movie di bassa lega (uno su tutti, l’acclamato Juan of the Dead cubano) normalmente distribuiti anche in Italia.

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