Going by the Book

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Going by the BookDo-Man, un poliziotto ligio al dovere, viene assegnato al traffico stradale dopo aver tentato invano di far venire alla luce i misfatti di un politico corrotto. Tempo dopo, varie banche della città vengono svaligiate, senza che la polizia sia in grado di intervenire. L’arrivo di un nuovo capo della polizia, inviato apposta per sbrogliare la matassa, ha come risultato un’idea non proprio convenzionale. Inscenare una rapina in banca per allenare e preparare ad ogni eventualità, sia i corpi di polizia, sia gli impiegati delle varie filiali bancarie. Il nuovo capo assegna proprio a Do-Man il compito di dare volto al rapinatore e di fare sembrare il tutto il più realistico possibile. Quello che inizia come uno spettacolo organizzato ad arte per i media, ben presto si trasforma in qualcosa di totalmente diverso e non previsto.

Che bella sorpresa questo Going by the Book, debutto alla regia del coreano Ra Hee-Chan. La pellicola si inserisce nel sottogenere degli heist-movies, ossia i film di rapina, in voga soprattutto negli anni Settanta, il cui più conosciuto esponente forse rimane il classico Dog Day Afternoon (1975) di Sidney Lumet. E direttamente dal bel decennio proviene l’intera scena iniziale, che omaggia in modo simpatico l’incipit di Electra Glide in Blue (1973), unica straordinaria opera del produttore musicale James William Guercio.

La precisione con cui viene sviluppata l’intera faccenda (la sceneggiatura è opera di Jang Jin, sceneggiatore tra gli altri di Welcome to Dongmakgol, Murder Take One e Righteous Ties) porta alla mente l’ottimo Inside Man (2006) di Spike Lee, ma in realtà, si tratta di una delle caratteristiche fondamentali del genere, in particolare degli esempi più riusciti. Infatti Ra trova un approccio decisamente originale, che capovolge e gioca con alcuni elementi consolidati del genere. Una destrutturazione in piena regola, che rende il film sorprendentemente fresco. In più, Going by the Book tende verso la commedia ironica, con punte di satira sociale, senza però mai scadere nell’assurdo o grottesco.

Jung Jae-young (Silmido, Welcome to Dongmakgol, Murder Take One) nel ruolo del poliziotto costretto a commettere un crimine – anche se si tratta solo di un allenamento – è convincente e viene splendidamente coadiuvato dal cast di contorno, tra cui Son Byung Ho (Running Wild, Vampire Cop Ricky) e Ju Jin-Mo (Tazza, Family Ties).

Chiude il tutto in bellezza una messa in scena – come d’abitudine per le pellicole coreane – di ottima fattura. Ultimo, ma non trascurabile punto a favore è il ritmo spedito, grazie anche alla durata di “soltanto” 102 minuti, quasi una rarità nel cinema coreano.
Non approfondiamo maggiormente nei particolari Going by the Book per non rovinare la sorpresa, pertanto ci fermiamo qui, la visione però è vivamente consigliata.

Nota a margine: Going by the Book apparentemente è il remake di un  film giapponese, Bang! (Asobi no jikan wa owaranai, 1991) di Sadaaki Haginiwa.

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