Gonin 2

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Gonin 2Sarebbe bello capire come un regista del calibro di Ishii Takashi elabori certe scene. Nella parte antecedente i titoli c’è uno dei suo classici piano sequenza di una eleganza squisita, con una gru morbidissima che sale su in cielo e offre una prospettiva incredibile di Ogata Ken (Masamichi) che contempla la moglie impiccata. Come fosse devozione sacrale, una classica rappresentazione della contemplazione del Cristo morto, solo che stavolta si è di fronte agli estremi risultati della brutalità della criminalità giapponese. E quella scena sembra star là a dire che certi modelli di rappresentazione si conservino immutati nel tempo come parte dell’eredità umana di delitti e peccati della storia.

L’anno dopo il fortunato successo commerciale del primo Gonin, storia di cinque uomini disperati alla ricerca di un riscatto nella vita ai danni della malavita, Ishii decide di tornare sullo stesso prototipo di storia scrivendone il sequel. Mantiene la struttura di film corale, con ben 5 protagonisti, ma decide di virarlo al femminile. D’altra parte il kanji per nin (人) non vuol dire esclusivamente uomo, ma genericamente è riferito ad un individuo, ad una persona. A rimanere immutato anche stavolta è il nemico, una generica malavita fatta di uomini crudeli e senza scrupoli per cui le donne sono solo oggetti da preda. A rimanere immutato è il tentativo di sottrarsi ad una vita disperata di Sayuri (Ohtake Shinobu), donna matura che si finge scolaretta per rimediare appuntamenti galanti, Saki (Natsukawa Yui), donna mai più capace di avvicinare uomini dopo uno stupro, Shiho (Nishiyama Yumi),  casalinga che ha appena scoperto il tradimento del marito, Chihiro (Kitajima Mai), commessa pronta a tutto per amore di un uomo, Ran (Yo Kimiko), altra donna matura che all’ennesimo abbandono decide di prendere in mano la propria vita. E’ quest’ultima, protagonista qualche anno prima di quell’altro gran film di Ishii che si intitolava A Night in Nude, a fare da vera leader del gruppo quando tutte si trovano coinvolte loro malgrado in una rapina.

Al solito c’è una netta separazione tra gli universi relativi ai due sessi, una vera e propria linea di demarcazione dove però si erge il personaggio di Ogata Ken. Spetta a lui questa volta interpretare il ruolo del puro di cuore che spesso si affaccia nelle sceneggiature del regista. Arriva dapprima come elemento di disturbo nella vita delle 5 donne protagoniste ormai convinte di averla cambiata, ma è lui a rinsaldare l’unione del gruppo nel prefinale, quando viene alla luce la sua storia di marito consacrato all’amore per la moglie. La vicenda lentamente scivola nella disperazione come accadeva col precedente film, specularmente all’altro ci sono sia  la soffusa omosessualità di Saki, sia un killer psicotico come quello interpretato da Kitano che ha qui le fattezze di Tsurumi Shingo. L’attore sebbene notoriamente bravo, non sembra affatto all’altezza del vecchio leone e Ishii sembra saperlo per cui lo tiene ben poco in scena.

In fondo sembra una linea adottata per tutto il film quella di rimanere sempre un passo indietro rispetto al precedente episodio. Il difficile confronto è sempre dietro l’angolo, anche se si tratta pur sempre di una notevole variante e vi sono scene talmente ben congegnate dalla solita mano ferma del regista che vanno di diritto nella lista delle sue cose migliori. D’altra parte  è noto come lavori Ishii, ovvero viziando lo spettatore con la sua finezza di sguardo, la sua elaborata visione, nonostante sia lì a scavare nella sporcizia. Anche in questa pellicola sceglie di utilizzare la pioggia nel momento topico del film in cui Chihiro, Saki e Ran decidono di stringersi attorno a quell’amore ideale da difendere rappresentato da Masamichi. E’ il solito specchio d’acqua in cui è impossibile specchiarsi per quanto torbida, ma stavolta il finale è spezzato, incerto, come se non il regista non se la fosse sentita stavolta di infliggere un colpo finale ai suoi personaggi femminili per pura sensibilità. La stessa sensibilità che caratterizza i suoi personaggi maschili positivi. Chissà come finisce realmente questa storia, chissà se sia sogno o realtà quel curioso epilogo. Nessuno probabilmente vuole saperlo.

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