Gonjiam: Haunted Asylum

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E dai botteghini sudcoreani arrivano spesso anche delle inusuali sorprese. In questo caso Gonjiam: Haunted Asylum, che è inspiegabilmente assurto a terzo film horror di maggior successo nella storia del cinema locale.

Nessuna novità, nessuna invenzione, nessun oggetto particolarmente rivoluzionario, anzi, ci troviamo di fronte alla più banale e abusata delle strategie, il pov/found footage.

Degli youtubers organizzano una trasmissione dedicata ai luoghi più spaventosi del pianeta e decidono di andarsi ad infilare in un vecchio manicomio apparentemente infestato. Lo fanno con tutte le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, dalle action cam fino ai droni. Il film è quindi interamente girato in soggettiva o da punti di vista di telecamere a circuito chiuso.

Le strategie di evocazione della paura sono sempre le stesse, la storia non è particolarmente ben scritta, offre alcuni spaventi decisamente scorretti e si rivela un enorme, mastodontico bluff.

 La produzione di un film del genere è totalmente fuori dal tempo e da ogni logica,  fin dal soggetto che ricalca decine di altri titoli senza risultare inventivo nemmeno nelle modalità tecniche di messa in scena.

Oggi, in periodo di parziale crisi del genere magari il pubblico, a quanto pare, sembra reagire positivamente, ma fosse uscito a fine dei ’90 sarebbe scomparso istantaneamente in un mare di titoli esponenzialmente più meritevoli.

Nemmeno per completisti.

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