Grandma and Her Ghosts

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Tra le numerose azioni di spinta evolutiva verso forme aggiornate di espressione artistica, Tsui Hark ha anche tentato più volte la carta dell’animazione. Nel 1997 produce A Chinese Ghost Story: The Tsui Hark Animation, ovvero un film d’animazione basato sulla sua nota trilogia. Film per bambini, più edulcorato del corrispettivo live ma comunque permeato da un universo del fantastico coloratissimo ma al contempo cupo. Appena un anno dopo (e forse il volere trovare una sorta di discendenza diretta come fanno in molti è forzato) Taiwan risponde con un altro film d’animazione basato sul folklore dell’oltretomba tipicamente cinese. Lo fa però spingendo ancora di più il pedale sul perturbante e il funereo, dirigendo si un film per ragazzini, ma incappando nel categoria IIA che è comunque un paradossale divieto ai minori. E il risultato finale non è nemmeno male. L’assunto di base è semplice, vicino al Miyazaki di Totoro;

un ragazzino viene lasciato, durante le vacanze, a casa della nonna e deve far fronte al carattere burbero di quest’ultima, alle amicizie lampo, al luogo poco caloroso ma soprattutto al confronto con il lutto, la morte e l’oltretomba. Si, perché la nonna non è altro che una nota monaca taoista responsabile del corretto passaggio delle anime nell’oltretomba e particolarmente indaffarata in vista della ricorrenza della festa dei defunti ormai imminente. Non fosse altro che l’irrequieto bambino libera un potentissimo e violento demone che possiede il gatto di famiglia rendendolo un mostro che si nutre delle altre anime.

Ci troviamo quindi di fronte ad una classica horror comedy in stile Mr.Vampire solamente virata in chiave animata per bambini. Raramente però viene tirato il freno di fronte ai temi caldi del genere; ecco quindi un bel florilegio di morti, anime, demoni, cadaveri putrefatti di gatti, esorcismi, possessioni, fino ad uno spiccato e agrodolce senso del surreale (un ragazzino ha come amico “immaginario” lo spirito di un’orca a cui sta cercando di imparare a camminare da bipede, mentre quella invece decide di mettersi a volare). E poi funghi parlanti, serpenti spiaccicati ad organetto, enormi sfere organiche cosparse di occhi che abitano nei bagni pubblici. Certo, il livello dell’animazione è discontinuo e forse poco competitivo, ma delizioso più volte nel character design e sorretto da una storia sorprendente e affatto esile. Nel finale ci viene anche mostrato come il poter vedere i fantasmi sia proprio solo di persone particolarmente dotate o dei bambini, tant’è che uno dei protagonisti all’improvviso diviene incapace di vederli, vistoso accenno al passaggio verso  l’adolescenza e la maturità, tema che poi tornerà e sarà riproposto con altrettanta intelligenza nello The Great Yokai War di Miike Takashi.

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