Greatful Dead

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 1 voti]

Nami è una giovane donna con numerosi problemi dovuti ad un’infanzia non delle migliori. Dopo la morte del padre eredita una piccola fortuna che le permette di praticare diversi hobby, uno dei quali è spiare le persone sole.

Eiji Uchida regista indipendente con diverse opere alle spalle ci presenta una “pellicola” di non facile lettura. In questo film mescola molto sapientemente tre ingredienti chiave del Giappone moderno quali la famiglia, la religione e la solitudine.
La famiglia come in molte pellicole del Sol Levante è assente, miope verso qualsiasi bisogno di attenzione. Questo tratto viene ben evidenziato fin dai primi minuti creando una buona base narrativa su cui sviluppare la storia. La parte centrale del film risulta un po’ forzata quasi demenziale e stride leggermente con le premesse iniziali mentre alcuni personaggi non sono sviluppati adeguatamente.
Finalmente nella seconda parte il film cambia registro diventando un qualcosa di veramente interessante dove la componente religiosa assume una valenza primaria, fattore scatenante della follia umana. In questa seconda parte l’azione si sposta in spazi angusti che rendono ancor di più angosciante il film, con sequenze decisamente bizzarre tipiche di certo cinema orientale, per poi concludersi in una sorta di caccia al topo nella follia più totale, ma con un finale circolare che in qualche modo valorizza tutto il film.
Una menzione speciale va sicuramente all’attore Takashi Sasano in una interpretazione davvero notevole che da sola vale l’intero film.
Una nota curiosa rivelata dal regista durante un’intervista è che per la parte del vecchietto si è ispirato alla figura di suo nonno, uno dei tanti immigrati giapponesi dell’inizio del novecento.
Per concludere va dato atto a Uchida di trattare temi difficili con un approccio originale, ma  purtroppo il film non è del tutto uniforme e rigoroso e questo ne compromette l’esito finale.

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