Hana-Dama: The Origins

Voto dell'autore: 3/5
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Strana alchimia. Cosa esce fuori mettendo alla regia di un film l’autore di Naked Blood, alla sceneggiatura il regista di Underwater Love e come attrice Kei Fujiwara, la “donna” di Tetsuo e regista di Organ?
Esce fuori questo Hana-Dama, oggetto anomalo e indecifrabile.

Il pretesto narrativo è onestamente abusato e l’abbiamo visto già diverse volte specie all’interno del cinema giapponese basti citare il recente Shady; il rapporto tra due studentesse agli antipodi, solitamente una ruvida e attiva e l’altra timida e introspettiva sfocia in una risoluzione varia, a volte luttuosa, a volte agrodolce. In questo caso sfocia nel puro delirio, in uno sviluppo tutto sommato sobrio e sotto controllo che di tanto in tanto innesta delle sottopiste surreali ma solo sul finale si lascia andare ad un profluvio di soluzioni estreme bagnate di una leggera patina arty.

Patina arty che non riesce ad assorbire un rigore rigido viste le multiple influenze creative e che quindi si muove tra cinema d’autore, melodramma ombroso, ironia grottesca, e gore da v-cinema.
Purtroppo il film non sembra mai trovare una direzione univoca e un rigore di cui avrebbe davvero bisogno e tutto il delirio finale rimanda a certe visioni cinefile degli anni ’70 penalizzate però dall’utilizzo del digitale che ne spegne parzialmente il furore politico.

 

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