Hantu Jamu Gendong

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Hantu Jamu GendongNon si può negare a Koya Pagayo di avere dei buoni propositi. I suoi film ruotano meritevolmente attorno alle donne e questo suo ultimo lavoro chiarifica alcuni aspetti curiosi di uno dei suoi primi film: Panggil Namaku 3x. Anche in questa storia il fantasma è rimasto sulla terra per il rancore creato da uno spietato crimine verso le donne.

Il titolo può essere liberamente tradotto in La venditrice di Jamu fantasma. Il Jamu è una medicina erboristica molto diffusa in Indonesia, praticata prevalentemente da donne che girano come ambulanti e trascinano sulle spalle un cesto colmo degli ingredienti per creare i medicamenti. La  storia nasce appunto attorno al fantasma della bomba sexy Julia Perez (Sri) che per mantenere da sola la figlia aveva deciso di diventare una venditrice ambulante di Jamu. Quello che Pagayo fa trasparire nel narrare via flashback la storia di Sri è l’idea di una società fortemente maschilista e fallocentrica in cui le venditrici ambulanti di medicine vengono anche scelte per la bellezza e spesso trattate alla stregua di donne di strada dai loro clienti. L’associazione che può ovviamente non risultare ovvia ai nostri occhi sembra invece abbastanza scontata all’interno di questo film.

Il film riprende in parte i temi del curioso esordio di Pagayo, migliorando certamente quanto fatto per Panggil Namaku 3x, dove l’atmosfera da telefilm adolescenziale scolastico mescolata a queste derive sociali aveva un effetto straniante e sembrava risolversi in un pesante ammonimento per le giovani spettatrici a stare molto attente in un mondo fatto di bruti. In questo lavoro invece i tratti sono più delineati. L’accusa sembra diretta verso il maschio indonesiano che ha poco rispetto per le donne che lavorano ed è efficace la storia narrata per flashback e svelata come al solito dal gruppo di ragazzi bellocci protagonisti del film.

Purtroppo non è tutto grasso che cola e non si può certo definire a pieno un horror femminista. Da una parte vi è, infatti, il discorso di critica socio-culturale, dall’altro vi si scontra la realtà commerciale di un film che deve far cassa e che vede nella parte della venditrice avvenente la gommosa e popputa Julia Perez. Tale cosa viene anche ricordata in ogni locandina insistendo sul fattore “seksi” del fantasma. Immancabile anche una castissima scena di seduzione del fantasma, ma di più non si poteva probabilmente a causa della censura.

In definitiva il tutto viene risolto in soli 71 minuti. Probabilmente anche il regista è stanco delle storie fatte con lo stampino di Ery Sofid e si limita ogni volta ad eseguire in maniera sempre più sofisticata lo stesso standard. I fantasmi sono sempre i soliti: sono alle spalle dei protagonisti e spariscono quando questi si girano, sono poco violenti e fanno un fracasso incredibile. E’ innegabile però che l’hantu jamu gendong è certamente uno dei più affascinanti visivamente.

Da segnalare anche il caso di product placement becero con i protagonisti che indossano maglie di una linea di abbigliamento indonesiana per ragazzi alla moda. Tutto il mondo è paese insomma. Solo che dalle loro parti si fanno una decina di film di genere all’anno, vuoi anche brutti, ma sicuramente successi commerciali, dalle nostre c’è invece il deserto.

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