Hantu Rumah Ampera

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Hantu Rumah AmperaHantu Rumah Ampera segna nel 2009 il ritorno all’horror di Rudy Soedjarwo, noto soprattutto per i primi due capitoli della trilogia di Pocong e per un altro film con protagonista il simpatico spettro nel sudario (40 Hari Bangkitnya Pocong). Ancora più note sono le vicende censorie relative al primo episodio della saga dei Pocong che viene ritirato e bloccato dalla LSF, la commissione nazionale per la censura dell’Indonesia, prima ancora dell’uscita. Il film diviene una vera e propria chimera visto che ad oggi risulta esser stato visto solo ad un festival di cinema in streaming americano (Insomnifest 2008) da pochi fortunati.

Passata l’infatuazione per i Pocong il buon Soedjarwo ci regala questa ghost story tragica. I toni del suo cinema sono assolutamente distanti da quelli tipici della cinematografia nazionale di genere. Le sue capacità registiche sono anche esse di gran lunga superiori a quelle di molti altri registi conterranei. Eppure qualcosa non funziona in questo film.

A leggere i dati si tratta del primo film scritto dalla novella moglie del regista (Rere) con l’aiuto di un altro sceneggiatore. Si notano certamente le buone intenzioni. Si nota certamente la volontà di voler innalzare il discorso portato avanti dall’horror coevo con toni drammatici. Soedjarwo vorrebbe andare a parare verso i corrispettivi autori di cinema horror di altri paesi specializzati in drammi a tinte sovrannaturali, ma non vi riesce. Purtroppo c’è sempre qualche rotella che non gira bene nell’ingranaggio degli horror indonesiani. Stavolta è l’assenza di una storia ben concepita che si dipana in una noiosa parte centrale fatta di apparizione e meccanismi narrativi accumulati stancamente l’uno sull’altro.

Peccato perché il regista mostra buon occhio e tanta buona volontà. Si spera che sia stata la brutta vicenda della censura a menomare la sua creatività in questo caso, così come si spera che avrà altre possibilità di sviluppare le sue storie.  Bene poi che si rivolga a sceneggiatori più bravi che lo aiutino a gestire il tutto. Rimane di questo film giusto l’immagine del fantasma che piange e inumidisce il giovane protagonista che dorme, mentre l’amaro in bocca per un’occasione mancata è ben simboleggiato dal finale che per quanto netto, duro e senza compromessi fallisce quando si tratta di  pigiare sull’acceleratore.

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