Hanzo the Razor: Who’s Got the Gold?

Voto dell'autore: 3/5
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hanzo3Dalle pagine del manga di Kazuo Koike arriva anche il terzo capitolo della trilogia dedicata all’uomo Itami Hanzo Who’s Got the Gold?, ultima parte della serie iniziata con Hanzo the Razor: Sword of Justice e seguita con Matzu: Quello Sporco Onesto Sbirro. La formula resta del tutto invariata, narrazione continua ma sottile fusione di blocchi narrativi, ripresa degli elementi più fortunati della prima puntata e amplificazione e aggiornamento degli stessi per giustificare il classico paradigma che detta che in ogni seguito si riprendano gli elementi più di successo dei film precedenti e si cerchi di amplificarli al fine di catturare l’attenzione del pubblico. L’inizio ripropone infatti la “classica” sequenza dell’auto percussione del membro nella sauna e di nuovo troviamo la tristemente nota “tortura della rete” (una ragazza viene situata nuda e in posizione fetale all’interno di una rete. Hanzo si sdraia a terra mentre i suoi due seguaci tirando apposite corde fanno salire e scendere la rete ritmicamente generando un folle coito tra i due, mentre lo stesso Hanzo fa piroettare in stile elica di elicottero la ragazza per estorcerle confessioni). La casa di Hanzo presenta tutte le solite stanze segrete e trappole già viste nei due film precedenti aggiungendo un pavimento a botola che fa crollare uno stuolo di ninja in una fossa gremita di lance accuminate. L’inizio si differenzia dagli altri film inserendosi quasi -a livello di immaginario- all’interno dell’horror classico giapponese dei decenni precedenti, mostrando un’apparizione fantasmatica femminile che, avvolta dalla nebbia, va a spaventare i due seguaci di Hanzo che stavano pescando in un laghetto. Logicamente il commento di Hanzo sarà “ho sempre sognato di scoparmi un fantasma!”
Il piglio epico del film stavolta è finalmente maggiore nel finale, ritraendo amicizie virili e un codice d’onore fermamente rispettato (anche se al solito modo proprio di Itami Hanzo). Sia la componente relativa al sesso che alla violenza è parzialmente più attenuata rispetto ai due precedenti film anche se il finale balistico a colpi di cannone risolleva le sorti dell’azione, permeato da una vena di ironia più accentuata del solito.
Una (in)degna conclusione della saga che non conclude nulla ma apre solo delle porte ad una futura invasione delle tecnologie e degli ideali occidentali all’interno del Giappone. Il finale aggiunge ben poco alla storia e prendendolo per quello che è si sarebbe potuto ipotizzare uno o più seguiti della saga visto che nulla di definitivo viene proposto. Insomma, un harakiri ma che al posto di budella getta fuori tocchi di anguria, proprio come nel film.

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