Happy Din Don

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Happy Din DonInterno: Bar – notte. Anita Mui sta cantando la cover di Careless Whisper di George Michael (un suo classico) all’interno di un disco bar, in pista molte coppie abbracciate ballano. Al basso e alla chitarra Michael Hui e Michael Lai, due bravi musicisti che da lì a poco distruggeranno la serata; hanno Infatti scommesso tutti i loro (pochi) risparmi sulle corse dei cavalli che stanno seguendo con la coda dell’occhio su di un televisione lì a fianco, proprio nel corso della loro performance musicale. Più i cavalli si avvicinano al traguardo, più la loro enfasi nel suonare aumenta così come la velocità di esecuzione con il risultato che la Mui non riesce più a stare dietro ai due trovandosi a cantare a velocità accelerata e il pubblico inizia a danzare in modalità frenetica. Anita Mui se ne va col labbruccio dopo aver schiaffeggiato Michael, i due perdono tutti i soldi alle corse ritrovandosi senza un dollaro mentre dei gangster portano dentro al locale delle ananas ripiene di droga.Questa è una delle scene più note di Happy Din Don, film della seconda parte della carriera del genio comico Michael Hui. Pur essendo da solo (Sam Hui non è nel film e Ricky ha solo un cameo) riesce a produrre un film molto più divertente sia di prodotti precedenti (Teppanyaki, 1984) che successivi (Inspector Chocolate, 1986). Il film è fortemente debitore di A Qualcuno Piace Caldo (Some Like It Hot, 1959) di Billy Wilder e la differenza più evidente è tutta negli attori e nella comicità folle e surreale del regista. Tra gli attori, a parte lo stesso Michael, funambolico e aggressivo come al solito, troviamo un’ottima spalla interpretata da Michael Lai, una Cherie Chung più sensuale del solito e tutta la folle cricca dei “cattivi” capitanati da un pittoresco Iron Hand, gangster dal braccio meccanico, interpretato dall’eclettico Yuen Cheung Yan (Kung Fu Hustle, Operation Pink Squad). La comicità, senza raggiungere le vette e la continuità di altri suoi capolavori, a volte emerge prepotente, geniale e irresistibile. In una scena Michael deve combattere contro un criminale e per reagire si lascia ispirare da un film che un suo amico sta vedendo in VHS, seguendo fedelmente le mosse di un monaco shaolin contro un nemico. L’esplosione comica è quando Hui si trova in difficoltà e il film (in TV) perde di ritmo, tra pubblicità e duelli statici, e quindi con i piedi cerca di mandare avanti il lettore per vedere che mossa successiva compiere. Una sequenza perfettamente orchestrata che ne anticipa una analoga presente nel City Hunter di Wong Jing del 1993. Un’altra parte in chiesa tra continui sbocchi irriverenti e blasfemi si trasforma in una specie di allegoria dei vampiri saltellanti; ed è così che la comicità si muove, assestandosi sempre su soglie prive di senso (dicesi logica) e tendenti al surreale. Dopo la sequenza inizialmente citata Hui, per guadagnare del denaro, si fa assumere in una troupe femminile di musiciste mascherandosi da donna. La fredda boss del gruppo si innamora di Michael (in versione maschile), lui cerca l’avventura con una del gruppo, lei cerca un uomo ricco (Michael in versione maschile travestito da ricco), un ricco si innamora di Michael (travestito da donna), mentre i gangster lo cercano per sopprimerlo.Quello che esce fuori è un film dotato di due facce: una è quella classica dei fratelli Hui, una comicità perfettamente mimetica alla città che la accoglie, geniale e surreale. Dall’altra è una commedia più ovattata del solito e parzialmente estranea ai canoni del trio, meno personale e più universale. La fusione di queste due facce dà un film parzialmente riuscito, assolutamente irresistibile, un prodotto medio della premiata ditta fratelli Hui. Mancano le musiche di Sam Hui (affidate stavolta allo stesso Michael Lai) e se ne avverte la mancanza. Assolutamente consigliato.

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