Happy Life

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Happy LifeLa ricostituzione di una vecchia band può portare più di una semplice ventata di aria fresca nella vita in declino di tre non più giovani uomini.

Se The King and the Clown, con la sua un’ambientazione storica e senza far uso di particolari colpi gobbi o effettoni di sorta, è riuscito comunque a sbaragliare i botteghini di un’intera nazione un motivo ci deve pur essere. La componente estetica non è il suo forte, ma il talento narrativo di Lee è indiscutibile. Come pure la sua straordinaria capacità di emozionare. The Happy Life non tradisce la sua mano felice. Esigui gli elementi della trama, pochi i personaggi, risicatissimo il budget a disposizione, ma tante sono le traversie affrontate, tanti i sentimenti in gioco che non ci si può non affezionare ai vari membri della band e ai loro “progressi”.

Dai tempi del liceo molte cose sono cambiate. I problemi che si hanno da adolescenti sono molto diversi da quelli degli adulti. Ora i tre amici devono affrontare mogli, figli, lavori, fallimenti assortiti, devono far quadrare il bilancio e il tempo da dedicare a una rock band, in teoria, dovrebbe essere pressoché nullo. In un primo momento così pare, e le contingenze sembrano avere la meglio sui sogni, ma poi subentra un meccanismo strano, un misto di nostalgia, entusiasmo, ferma volontà di non lasciarsi sfuggire dalle dita una cosa importante… E allora tutto ritorna ad essere possibile, si fa spazio (e tempo) al rinnovato impegno ed ecco che il sogno inizia a prendere dei contorni più definiti. Come per incanto la band diventa un traino nella loro vita, un punto di riferimento, un concreto veicolo per esorcizzare le loro frustrazioni, ma soprattutto un grosso legame che li tiene di nuovo insieme dopo tanto tempo e fa loro condividere nuovamente esperienze comuni. Facile quindi prevedere che, a scene drammaticamente rilevanti, in cui è pesante il fardello della quotidianità, ne faranno fronte altre, riuscitissime, di commedia pura in cui si manifesta l’eccezionalità di un esperimento che sta andando per il verso giusto. La somma di queste diverse anime è altro ancora, sembra di addentrarsi in una favola moderna, facente parte o meno del filone dei vari Linda Linda Linda e Swing Girls.

Jeong Jin-yeong (Hi Dharma, The King and the Clown), Kim Yoon-seok (The Big Swindle, Running Wild) e soprattutto il bravo caratterista Kim Sang-ho (TazzaYou Are My Sunshine) con la loro recitazione studiatamente bonaria, da perdigiorno, e al tempo stesso piena di pathos, danno al film l’ampiezza di gamma necessaria per far riflettere e far ridere quando è il momento opportuno.

Probabilmente saranno poco universali le tematiche scelte, ridondanti certi episodi, senza stile altri (ad esempio il taglio dei capelli), forzata la direzione in cui si decide di far andare la storia e troppo invadente la presenza massiccia dei vari pezzi suonati dal vivo, per lo più melensi e scontati. Tuttavia The Happy Life affronta con coraggio il conflitto tra dovere e volere, tra responsabilità e divertimento, parteggiando apertamente per i secondi sui primi. I tre amici, una volta imboccata la propria strada musicale, faranno di tutto per portare avanti una cosa in cui credono, per aumentare la qualità della propria vita, per renderla più piacevole, a dispetto della realtà, a dispetto delle immani difficoltà materiali e sociali – principalmente catalizzate dalle compagne, ancorate a una visione del mondo pragmatica e concreta, ma vuota e priva di slanci.
Come se non bastasse, il mondo giovanile è cambiato e i vecchi musicisti devono in qualche modo rimettersi al passo, adattarsi, reinventarsi. Ci penserà l’eternamente immutabile spirito del rock a confortarli, perché, come si suol dire, “l’importante è crederci”. Mai stato più vero.

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