Haunting Me

Voto dell'autore: 3/5
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Da dove si può cominciare a parlare di un film come Haunting Me? Difficile a dirsi. Ecco, diciamo subito che è un brutto film. Ma solo nella definizione più classica del termine, però: perché tutti i criteri di giudizio davanti ad una simile dimostrazione di anarchica follia cinematografica vanno a farsi benedire. Fissare dei paletti che permettano allo spettatore di distinguere il bello dal brutto diventa impossibile e capita persino che si finisca per rimanerne affascinati. Haunting Me può provocare questo e altro, pianto isterico o riso sfrenato, commozione a tratti e, perché no, anche un certo disgusto. Si tratta di un’opera così grottesca e lontana dalla nostra cultura che una mancata contestualizzazione o la scarsa preparazione potrebbe allontanare istantaneamente chiunque dal cinema thai, che già in passato ha comunque dimostrato di non avere affatto paura di uscire dai binari del convenzionale e di offrire al suo pubblico dei veri e propri viaggi sulle montagne russe (si vedano l’incredibile Goodman Town, il demenziale Werewolf in Bangkok e così via).

Ma cerchiamo di rendere una vaga idea del tutto. I protagonisti sono delle bizzarre drag-queen di mezza età che gestiscono un dormitorio. Nel lasso di poco tempo, due persone perdono la vita all’interno delle mura dell’edificio in questione: la prima è una bella ragazza morta in circostanze misteriose, la seconda è un travestito decisamente sovrappeso. Dopo averne sepolto i cadaveri di nascosto, però, strane presenze cominciano ad aleggiare nei corridoi e nessun esorcista sembra in grado di porre rimedio alla questione (ai più attenti non potrà non tornare alla memoria il bel Buppha Rahtree). L’unico modo per liberarsi della presenza dei fantasmi è di aiutarli a vendicare la propria morte e a sistemare i conti con la vita trascorsa. Gran parte del film trascorre tra una battuta di cattivo gusto e l’altra (nei titoli di testa c’è addirittura un avviso agli spettatori riguardo all’uso eccessivo dei termini scurrili) salvo poi approdare all’interno di inaspettati tanto quanto fulminei territori melodrammatici e concludersi con un surreale scontro tra una squadra di travestiti in costumi colorati ed uno stregone gigantesco. Contro il quale l’unica arma sembrano essere degli amuleti di forma fallica. Pazzesco. Gli intenti di Poj Arnon (già regista dello stravagante Dangerous Flowers) sono del tutto parodistici e prendono di mira l’intero sistema cinematografico popolare thailandese, portandone all’estremo ogni singolo stilema, pasticciando con i generi ed utilizzandoli come veicolo per scrutare a fondo ogni aspetto della società locale: il muay-thai, la superstizione, il fenomeno del travestitismo. Ma il risultato è un groviglio inestricabile che rende il film confusionario, incomprensibile e disomogeneo; sembra quasi che la sceneggiatura non esista e la comicità demenziale è spesso davvero faticosa da accettare. Haunting Me resta così un prodotto pittoresco e fuori da ogni schema, un trip allucinato per veri coraggiosi, ma allo stesso tempo completamente lontano da qualsiasi forma di buon gusto. Un’opera inguardabilmente bella. Oppure, a scelta, bellamente inguardabile.

 

 

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