Heaven and Hell

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heaven and hellSembra ormai tramontata l’era, breve a dire il vero, degli ottimi horror thailandesi sperimentali, inventivi e -spesso- ultragore. E parallelamente in parte la salute del cinema locale. Un gran peccato, ci speravamo molto. Uno dei caduti, seppur molto attivo, è il bravo Yuthlert Sippapak che abbiamo amato per la saga di Buppha Rahtree, perfetta fusione di commedia grassa e horror estremo, oltre ad altre opere di strana commistione.
Heaven and Hell è una raccolta di tre cortometraggi toccati lateralmente dal tema fisso delle telecamere a circuito chiuso che riprendono i fantasmi, e da spettri femminili particolarmente rancorosi verso gli uomini (ma anche le donne).

Il primo episodio se lo gioca però Tiwa Moeithaisong, già direttore della fotografia di Yuthlert Sippapak, autore che ha avuto esordi nefasti (non dimenticheremo mai The Sisters, uno dei peggiori horror asiatici di sempre) ma che poi ha raggiunto una certa mano nella messa in scena regalando il robusto Meat Grinder, uno degli ultimi buoni horror thailandesi. Il suo corto è un giochino inutile e breve (circa venti minuti), ma è il più sperimentale, in bianco e nero (leggermente virato sulle tonalità del blu) e muto nei dialoghi (con le didascalie tipo cinema delle origini). Sperimentale, ma non basta. Sembra che in Thailandia abbiamo perso totalmente la capacità di scrivere e inventare. I successivi due tronconi sono di Yuthlert Sippapak. Il secondo, estenuante, episodio Heaven 11 è ambientato in un piccolo supermercato (il titolo dell’episodio fa il verso ai piccoli store “7 Eleven”) è più lungo e alla lunga svilente, mettendo in scena continue apparizioni di cassiere defunte, fragili storie d’amore, ma un finale tutto sommato intelligente. Il terzo, Hell 8, è più breve ma così insopportabile da sembrare uno sciocco teatrino televisivo in cui si riuniscono vari personaggi visti in precedenza. Non fa ridere, non spaventa, totalmente inutile.
Insomma Heaven and Hell sembra rispecchiare in pieno la crisi creativa locale in cui il genere è ormai quasi defunto, prodotto ormai con budget ridotti e in cui cercano di sopravvivere solo alcuni autori con difficoltà.

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