Hello, My Dolly Girlfriend

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Hello my dolly girlfriendNonostante buona parte della carriera di Ishii Takashi sia indissolubilmente legata ai vari Roman Porno modellati, più che sceneggiati, dalle sue chine di mangaka, ci sono voluti molti anni perché si dedicasse anche con la macchina da presa al genere erotico. Certo è innegabile che tutte le sue opere siano intrise di sesso, spesso violento, spesso deviato, ma come ha spesso ammesso non era sua intenzione creare in maniera diretta un prodotto pinku. Cosa sia accaduto negli ultimi anni per cui abbia incominciato a sfornare i vari S&M Flower and Snake o The Brutal Hopelessness of Love è presto spiegato da altre sue dichiarazioni. Fondamentalmente è quel che vuole la produzione: Vendere sesso, cioè le grazie delle varie attrici e, nel caso specifico di Hello, My Dolly Girlfriend, assumono le fattezze della modella gravure Kokone Sasaki.

E il buon Ishii c’è da dire che si prodiga nello spostare sempre più in alto l’asticella della tollerabilità da parte della rigida censura giapponese. Sapientemente oscurati con tecnica raffinata negli anni, i genitali della protagonista sono comunque in bella vista, tanto da far risultare il film ben più estremo di film co-genere e degno rivale degli AV veri e propri, e farli probabilmente assumere a vero centro motore, veri protagonisti della pellicola. Sembra buffo, ma in qualche modo rivoluzionario per un genere diverso dalla pornografia, che da anni recita la parte d’assassino del genere erotico, che tanta gloria ha sempre dato a tanti cineasti giovani e meno giovani in Giappone. Sembra proprio essere questo l’obiettivo dell’attacco frontale del regista. A rischio di sembrare il delirio di un sessuomane il film si attorciglia narrativamente proprio attorno al sesso della protagonista, oggetto/manichino inanimato trovato dal protagonista all’apice della sua disperazione, così che ogni singola inquadratura sembra volere far perno sulle sue parti intime. Intento programmatico quindi, a giudicare anche dal titolo Figyuana Anata in cui Figyua, ovvero figure, ovvero pupazzetto, aggettiva Anata, termine con cui tipicamente ci si riferisce al proprio partner in Giappone.

Sembra facile allora prendere un manichino e fargli dare vita alle fantasie sessuali di un reietto, ma come spesso accade nel cinema del regista questi inconsistenti spunti diventano la scusa per altro. Sembra altrettanto facile chiamare la bambola proprio Kokone (battito del cuore) come l’attrice, anche se scritto con caratteri diversi dal nome originale. Certo non siamo dalle parti delle sofisticherie erotiche da cinema europeo, così come ci si potrebbe aspettare dai titoli di testa, ma piuttosto vicino a prodotti conterranei e meno nobili come Maidroid, che da manga come Video Girl Ai in giù narrano del sostanziarsi nella realtà di una fantasia sessuale. Per inciso è una litografia di Gustave Doré della Divina Commedia a far da sfondo ai titoli, precisamente quella in cui Dante e Virgilio incontrano Farinata degli Uberti eretto dalla cintola in su. E` il girone in cui sono relegati gli epicureisti, eretici dediti al sensismo, che si traduce in materialismo e ricerca del piacere. Ma il cinema di Ishii è rigorosamente grezzo e sporco e questi sono solo piccoli sprazzi di una persona dalla grossa cultura, mai dedita a inutili intellettualismi. Invecchia Ishii, ma non retrocede di un passo sulla sua strada, assestando al solito duri colpi allo spettatore. Senza fronzoli mette sul piatto violenza, necrofilia, altra violenza, poi il film si addormenta come accade spesso dalle sue parti per ripartire all’impazzata nel finale. Nulla di nuovo insomma per chi ama il suo cinema. Palazzi abbandonati, neon, pioggia, il tetto di un palazzo per chiudere come Alone in the Night o il più recente reboot di Flower and Snake. Il delirio della conclusione sembra proprio riecheggiare quest’ultimo, ma è anche la chiusa elegante di un regista pronto a smontare impietosamente la macchina narrativa davanti allo spettatore . Tutti i personaggi incontrati dal protagonista, vivi o morti che siano, tornano per salutare la sua unione con l’amata Kokone. Finale che riecheggia pellicole ingombranti e enormi come 8 e 1/2 di Fellini o Underground di Kusturica, ma è solo una boutade, uno scherzo. Questo film non è un capolavoro, questo film non è bello. Si tratta solo di un altro film di Ishii Takashi. Solo, si fa per dire, visto che solo lui può e sa farli.

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