Hello Yasothon

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Hello YasothornPetchtai Wongkamlao è una sorta di maschera comica quasi leggendaria, una figura onnipresente che da anni accompagna le serate televisive di migliaia di persone nella Thailandia popolare. E come spesso accade anche nel belpaese – nel nostro caso, però, il più delle volte in maniera infausta e del tutto indesiderata – figure come la sua non ci pensano due volte prima di fare il grande passo e dedicarsi alla settima arte: i più attenti si ricorderanno sicuramente di lui in Killer Tattoo ma soprattutto nel fortunato Ong Bak, dove interpretava la spalla comica del molleggiatissimo Tony Jaa donando al film alcuni dei suoi momenti più divertenti. Solo undici mesi dopo, nel 2004, Mum Jokmok – questo il suo pseudonimo e nome d’arte – si improvvisa regista e da alla luce quel piccolo gioiello intriso di umorismo demenziale ed improbabili combattimenti che risponde al nome di The Bodyguard. Il successo di pubblico di questa sua opera prima non tarda ad arrivare, e poco più di un anno dopo ecco giungere nelle sale thailandesi la sua nuova fatica.

Questa volta Jokmok lascia da parte pistole ed arti marziali e decide di realizzare la sua opera seconda all’insegna dell’amore e dei buoni sentimenti, con una commedia demenziale ultrapop e coloratissima che riprende la storia di The Sound of the Country, il più famoso tra i musical thailandesi. Hello Yasothorn è un film smaccatamente sopra le righe, tipicamente thai – non a caso in patria è stato il maggior successo della stagione cinematografica – ed intriso di una comicità non propriamente elegante: siamo negli anni 60, nella provincia contadina di Yasothon, ed il protagonista Yam (Jokmok, appunto) passa le sue giornate cercando di evitare le continue avances della bruttissima Joei. Nel mentre, l’amore tra Sroi e Tong (nipote di Yam) viene continuamente minato dalle minacce della zia di Sroi, anch’essa innamorata di Tong. In mezzo a tutto ciò vi è la più totale entropia: fughe, tradimenti ed improbabili scene di sesso (Mum Jokmok sarà addirittura violentato dalla sua pretendente!) scandiscono il ritmo del film senza apparente soluzione di continuità. Come già sottolineato in precedenza, la fotografia contrastata ed i colori esageratamente saturi vanno di pari passo con l’assurdità delle situazioni proposte, spesso facenti riferimento a tradizioni popolari o a celebri soap-opera thailandesi, ed anche le innumerevoli battute spingono il pedale sulla varietà dei dialetti locali. A causa di ciò l’umorismo spesso non è pienamente fruibile da un pubblico impreparato, ma fortunatamente la buffa espressività di certi caratteri risulta così irresistibile che le risate non tarderanno ad arrivare comunque: il resto della vicenda si snoda tra assurde scene musicali e gag di dubbio gusto, culminando con un surreale viaggio dei protagonisti nella capitale, una metropoli per loro confusionaria ed ultramoderna.

Hello Yasothon non è certo un capolavoro di scrittura né tantomeno un saggio di capacità recitative, anzi. Ma la simpatia che proviene da ogni singolo fotogramma riesce a creare durante la visione un legame quasi empatico con lo spettatore, che non può fare a meno di divertirsi osservando un’opera così folle nella sua rutilante anarchia. Ancora non è ben chiaro se Mum Jokmok possa essere considerato un genio comico oppure un folle scriteriato: tuttavia, il suo cinema fa impazzire i locali ed incuriosisce chiunque abbia l’occasione di testarlo in prima persona, meglio ancora se in compagnia e su grande schermo. Piaccia o meno, difficilmente qualcuno riuscirà a fermare quest’uomo… La Jokmok-mania ha già contagiato troppe persone.

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