Hidden Heroes

Voto dell'autore: 2/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,00/5: 2 voti]

Hidden HeroesSoi Cheang ha ormai dimostrato di riuscire ad avvicinarsi ad ogni genere apportando sempre un proprio tocco personale, affermandosi ormai come uno dei registi più interessanti di Hong Kong. Questo film fa il binomio con The Death Curse, non affronta un genere in modo puro ma lo inquina con un flusso di sensazioni diverse, infilandosi anche nel difficile gioco degli opposti. Di là un quasi horror, qui una quasi commedia, resta il fatto che il suo capolavoro fino ad ora resta l’irraggiungibile Love Battlefield dove tratta il genere alla moda del momento (ad Hong Kong), il noir, usando la sintassi dell’horror (facendo frutto delle sue esperienze precedenti in film come New Blood e Horror Hotline…The Big Head Monster). Commedia sì (d’altronde la co-regia è di un abituè del genere, Joe Ma), ma ancora di più va sottolineato che il film va a colpire -ed è un altro tentativo di affrontare- il genere più ostico per l’ex colonia inglese, la fantascienza.
La storiaccia (palese e dichiarata) è una specie di parodia di Terminator: Yohji Ho (Ronald Cheng) è un poliziotto in fuga accusato di omicidio, rincorso da un robot con le sembianze di Charlen Choi che deve difenderlo fino al 15 di agosto e far si che muoia quel giorno nel cimitero di Happy Walley. Il robot è stato mandato  indietro nel tempo per far si che il destino segua il suo corso affinchè il fratellino minore di Yohji Ho (Li Ting-fung, il ragazzino di Three: Going Home), di cui lui ignora addirittura l’esistenza, possa divenire il genio creatore dei robot. Per fuggire Yohji Ho incapperà in una falsificatrice di passaporti, interpretata di nuovo da Charlene Choi, innamorandosene.
La storia è esile ma è la regia a fare la differenza. Soi Cheang mantiene il suo stile maestoso, innamorandosi degli spazi e degli ambienti e regalando carrellate mozzafiato. La macchina da presa nelle sue mani è sempre nell’unica posizione possibile, sempre la migliore.
Il cast è variegato ma fa piacere prendere atto della conferma del talento e del carisma di Qin Hailu, presente e immensa anche in Love Battlefield. Mentre Ronald Cheng, lasciate alle spalle (per ora) commedie imbarazzanti e patetiche come Dragon Loaded 2003, risulta un attore vario e folle, una vera e propria incognita. Se spesso si lascia andare ad una inguardabile serie di imitazioni dei comici più famosi contemporanei e del passato, spesso si getta in una recitazione straniante e sorprendente, un vero montaggio delle attrazioni recitativo. Sembra sempre di più un alieno più che un attore e questa performance, anche se non così estrema, si aggiunge a quella strabiliante di Himalaya Singh. O scomparirà tra due stagioni o in futuro lo adoreremo come un maestro della recitazione, non ci sono vie di mezzo.
Comicità variabile da raffinata e irresistibile a emorroidale, tra imitazioni di Doraemon e armature da Super Sentai dei poveri.

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