Himalaya Singh

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Himalaya SinghDopo lo stupefacente amarcord cinematografico che era Fantasia, cosa ci si poteva aspettare dal nuovo film -uscito durante il capodanno cinese 2005- di Wai Ka Fai, sceneggiatore e braccio destro di Johnnie To, qui in un’opera da solista? Poco, viste cover e brochure che ricordavano in modo imbarazzante l’atmosfera italiota di Natale in India. Ed invece. Che il film sia bello o brutto, interessante o meno, il regista compie un nuovo passo avanti in una strada personale tutta sua e di cui solo lui conosce la direzione. Se i film venissero costruiti meccanicamente da dei computer, bhè, questo sarebbe un film generato da un terminale colpito da un virus e finito in corto. Nulla resta della furibonda girandola citazionista di Fantasia o -forse- è paradossalmente tutto il contrario, tra scontri tra la sposa di Kill Bill e Indiana Jones, corse di sfere umane, dinosauri e derive folli ed entropiche che possono addirittura infastidire a causa della loro tenacia nel voler celare i veri intenti programmatici del regista. A volte può sembrare un film costruito a caso per giustapposizione di visioni, privo di una sceneggiatura e potrebbe anche esserlo vista la frammentarietà della composizione, l’eccesso di eventi, storie, personaggi, che scompaiono, appaiono, vengono dimenticati per poi convergere solo nel finale risolutore e apocalittico (non fosse per il fatto che il regista è anche uno degli sceneggiatori più dotati dell’ex colonia). Lo sperimentalismo innestato già da anni, da Too Many Ways to be a N.1 fino a Fantasia, raggiunge qui il grado zero, supportato ed enfatizzato dal nonsense generale e dalle performance attoriali spinte all’estremo e anche oltre. Cecilia Cheung, in cammeo, interpreta il ruolo di un “pavone”, Lau Ching-wan è ormai irriconoscibile, uno tsunami recitativo epilettico che frulla inspiegabilmente Mr. Bean (esplicito) a Michael Hui e a vari frammenti di ciò che è stata la propria carriera, così diverso da ogni sua precedente esperienza che sembra essere stato lui a fruire della fiala che fa scomparire i ricordi al centro del film. Stessa cosa per Francis Ng, leggermente più pacato (e supportato dai due pupazzosi Boy’z) che arriva a giostrarsi in un’imitazione che oscilla tra Takeshi Kitano e Bunta Sugawara. Infine un Ronald Cheng impacciato, che incredibilmente funziona in un ruolo etereo e più complesso di come vorrebbe fare apparire; quest’ultimo, più alieno che attore, sembra vivere in un mondo in cui il cinema non è mai esistito e recita in una modalità apparentemente banale ma talmente astratta da far emergere ragionevoli interrogativi.
Praticamente impossibile raccontare la trama del film che segue più visioni tra il metafisico e il lisergico che una costruzione lineare, arrivando alla fine ad assomigliare ad una pittura indiana satura di colori, a un sutra visivo, un viaggio folle e psichedelico tra echi metafisici che avvicinano in alcuni aspetti il film spaventosamente alla visione del mondo di Running on Karma (d’altronde l’indiano assassino del film di To non potrebbe essere uno dei maestri di Yoga di questo film?).
Per chiudere bisogna dire che logicamente il film è una commedia, e che soprattutto nella prima parte offre delle sequenze irresistibili e geniali. Ronald Cheng deve imparare a diventare un duro, così una ragazza (la bellissima e bravissima Cherrie Ying) gli presta un DVD di Young & Dangerous da studiarsi senza rendersi conto che all’interno della custodia è contenuto un video pornografico. Così, il vedere il film incriminato, per il povero ragazzo cresciuto sull’Himalaya a giocare a “1…2…3…stella” contro le nuvole (a forma di animali, che camminano anche) lo porta, una volta di fronte a dei gangster, a ricoprirli di baci, spogliarli, “cavalcarli”, sotto gli occhi atterriti della collettività. Al secondo tentativo dovrà subire un DVD danneggiato in cui salta l’immagine e si ripetono a scatti brevi porzioni di sequenze; è prevedibile e irresistibile come il ragazzo cercherà di imitare la cosa.
Menzione assoluta per un trio di attori storici, tre tra i più grandi caratteristi e tra i più cattivi tra i cattivi del cinema di Hong Kong: Shing Fui On, Wong Kwong Leung e Lee Siu-Kei. Uscito durante il capodanno cinese, si divideva la sala insieme a Seoul Raiders, soffocato da un fiume di film(acci) USA. Un film ingiudicabile che può piacere o meno, ma da supportare per la sua anticonvenzionalità e libertà creativa.

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