His Motorbike, Her Island

Voto dell'autore: 4/5
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Dopo il suo classico House e la fase di memorabili film giovanilistici scolastici agrodolci (The Aimed School (1981), Exchange Students (1982), The Girl Who Leapt Through Time (1983)…) la carriera di Obayashi si muove all’insegna della più totale libertà ed eclettismo.

Si infila così nel filone dei teen movie della Kadokawa ma restituendone una versione vistosamente personale e bagnata dai suoi tocchi più riconoscibili. Visivamente ritornano tutti i frutti della carriera nel campo della pubblicità già proposti nei titoli precedenti, con particolare insistenza nel suddividere il film tra sequenze a colori, in bianco e nero e altre ibride.

Ma His Motorbike, Her Island si fa notare inizialmente per la ratio dello schermo che prende letteralmente vita, iniziando come un box al centro dello schermo, mutando in un formato 4:3 e successivamente in un 16:9 in maniera non così gratuita.

E in questa strana e onirica versione de Il Sorpasso ibridata ai frutti della nouvelle vague francese, tra sequenze bucoliche, corse motociclistiche, feticismo per i motori, nudi integrali e la classica estate destinata a terminare portandosi via sogni, amori, speranze, gioventù si evolve la vita di un motociclista in cerca di sé stesso e di un futuro, qualunque esso sia.

E lascia spaesati i fans del cinema giapponese di genere trovare nei panni del borioso ragazzetto protagonista, un ventenne Riki Takeuchi (Dead or Alive, Blowback, Tokyo Mafia: Yakuza Wars, Fudoh…) agli esordi, ammiccante, bellissimo e maledetto.

Film (forse) minore e meno accattivante specie per un pubblico di massa rispetto ai titoli più celebrati è però capace di suscitare una inusuale carica malinconica e languida, in una evocazione del meglio della vita pronto a fuggire alla velocità della luce in sella ad una moto senza possibilità di essere più raggiunto.

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