HK: Hentai Kamen

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hentai-kamenDimenticatevi di Batman, di Superman e pure dei Vendicatori. Un nuovo eroe è sorto a difesa dell’umanità: è Hentai Kamen, il supereroe pervertito. Dietro la sua maschera si cela Kyosuke, un liceale goffo e imbranato, che quando indossa in faccia un paio di mutandine (ovviamente usate) si trasforma in un energumeno dai poteri straordinari, vestito solo di slip e calze a rete, una sorta di versione maschile della ben più famosa Kekko Kamen di Go Nagai. La forza di Hentai Kamen è direttamente proporzionale alla perversione dei suoi comportamenti, che vanno dal feticismo per gli indumenti intimi femminili al bondage, e può fare affidamento su un ampio arsenale di poteri sovrumani, dalla tradizionale superforza fino alla sua mossa segreta che consiste nello schiacciare violentemente la testa dei suoi avversari contro il suo pube!

Questa trasposizione cinematografica del supereroe nato dalla matita di Keishū Ando nel 1992, era stata originariamente pensata per il mercato home video, prima di approdare, con una distribuzione limitata, nei cinema nipponici, dove ha comunque riscosso un successo ben al di sopra delle aspettative.
Le radici low budget del film sono evidenti nel look tipico di molto v-cinema nipponico: il film è girato in digitale, con una messa in scena scarna, poche location ed effetti speciali dozzinali.  In compenso i due protagonisti, Ryohei Suzuki e Fumika Shimizu (già vista in Kamen Rider Fourze) funzionano, con performance sopra le righe, perfettamente in linea con il tono demenziale del film.
Contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare l’immaginario supereroico bersaglio della parodia non è tanto quello nipponico, quanto quello occidentale, un’intenzione dichiarata fin dai titoli di testa, che fanno il verso a quelli dello Spiderman di Sam Raimi.

Come si può intuire dalla sinossi non c’è certo da aspettarsi umorismo sottile e sofisticato, ci si trova piuttosto di fronte a una sequela di siparietti uno più demente dell’altro, impilati su un plot esilissimo, in cui non si lesina in volgarità assortite. All’inizio, per qualche strana alchimia, la commistione tra il genere supereroico e il demenziale spinto sembra funzionare, strappando qualche risata,  ma man mano che il film procede si avverte una certa ripetitività e stanchezza, e all’ennesima gag sul pene del protagonista ormai la noia la fa da padrona.

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