Horrible High Heels

Voto dell'autore: 3/5
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HorribleHighHeelsBen tre registi si sono messi in gioco per produrre questo inusuale, estremo, categoria III made in Hong Kong. Forse è anche la giustificazione più immediata il fatto che un numero plurimo di registi abbia portato ad un lavoraccio così discontinuo e autistico, totalmente al di fuori da ogni regola grammaticale e soprattutto di scrittura filmica. Il film alterna il nulla a sequenze prossime all’insostenibilità fin dai terribili titoli di testa che scorrono su immagini (vere) dell’abbattimento e macellazione di un bovino. Dopodiché il film si tramuta in una versione calzaturiera di The Untold Story assolutamente cinica, libera e gratuita.

In un piccolo laboratorio artigianale in cui vengono prodotte scarpe, il padrone ha il vizio del gioco d’azzardo. Una delle sue operaie tenta di dissuaderlo ma l’uomo cade a terra e muore, il suo corpo viene macellato da un altro operaio che lo tramuta in pelle per confezionare pregiate scarpe. La ragazza ama il figlio del defunto ma il ragazzo porta a casa un’altra antipaticissima donna. Così la rifiutata promette le proprie grazie al macellatore (che la desiderava da tempo) in cambio della sparizione della propria rivale. Detto, fatto. La polizia indaga e arresta la ragazza che stava per uccidere un altro operaio che –scoperto il suo segreto- voleva ricattarla. Segue una rutilante parte action in cui il figlio del padrone dell’azienda scoperto il tutto decide di vendicarsi scontrandosi contro il macellatore e una banda di triadosi, furiosa sequenza a colpi di armi da fuoco.

Questo l’intreccio, scosso da una regia pessima, da una fotografia scialba, da una piattezza del tutto prossima allo zero. I motivi per cui il film si è guadagnato una fama nefasta sono altri, ossia i nudi continui del tutto gratuiti, le cicliche sequenze di sesso soft e quelle due o tre sequenze estreme che l’anno reso uno dei titoli più abominevoli prodotti nella storia del cinema (non solo di Hong Kong); il macellatore si masturba accoppiandosi con un’anatra sul cui ano ha attaccato una foto di un primo piano del viso della sua amata a cui ha praticato un foro all’altezza della bocca. Nel climax dell’accoppiamento decapita a colpi d’ascia l’animale facendosi inondare dal sangue. Sequenza allucinata di evidente ispirazione “sadiana” (trentesimo racconto del settimo giorno del terzo mese de Le 120 Giornate di Sodoma) capace di lasciare spaesati anche gli spettatori più smaliziati.  Ogni macellazione è estremamente dettagliata e gore ma prima di uccidere la partner del figlio del suo padrone la fa spogliare e masturbare con gli arti, e la testa decapitata di un cadavere fresco. Cinema estremo per pochi, impensabile attualmente ovunque ma regolarmente distribuito in sala all’epoca anche se per pochi giorni. Solo per spettatori smaliziati e consapevoli.

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