House of Fury

Voto dell'autore: 2/5
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House of FurySiamo in periodo post Kung Fu Hustle. Questo film ne è lo specchio? Assolutamente no. Prendete la recensione di Twins Effect o di The Huadu Chronicles: Blade of the Rose o di Spy Dad e fate un copia/incolla sopra questa. Seconda regia di Stephen Fung, che farebbe meglio a fare solo l’attore (almeno valutando la qualità solo di House of Fury), il film parte anche bene, tant’è che fa quasi piacere vedere dei guerrieri ninja invadere di nuovo gli schermi di Hong Kong e battersela contro Anthony Wong al ritmo dellle coreografie di Yuen Woo-ping (Kung Fu Hustle, Matrix). Dopodichè il film, inserito l’impianto narrativo quasi piacevole inizia a ingolfarsi, sgretolarsi, perdere ritmo, ad evidenziare tutti i propri debiti (e limiti) fino al finale che raggiunge il ridicolo involontario. La storia è semplice quanto banale, ordinaria e già vista fin troppe volte -da Spy Kids a Spy Dad– e la regia raggiunge soglie di banalità e impersonalità talvolta allarmante e risulta fin troppo evidente come il montaggio cerchi di raccordare delle inquadrature palesemente errate. Le coreografie sono perfette, pulitissime, minuziosamente raccordate, ma -anche qui- asettiche, prive di ogni impatto e ogni alone di violenza, esenti da ogni traccia di sangue, strabordanti attori vistosamente controfigurati. Fa piacere ritrovare sullo schermo il grandissimo Wu Ma (A Chinese Ghost Story, Just Heroes), un pò meno vederlo svolazzare da un palazzo all’altro ricostruito al computer e soprattutto vederlo abbattere in volo a mattonate da Daniel Wu che interpreta il fidanzato di Gillian Chung come in Beyond our Ken (e la cosa crea alcuni imbarazzi effettivamente). Inspiegabile la presenza di Michael F. Wong nel ruolo del cattivo, mentre su tutti domina un Anthony Wong in grandissima forma, circondato però da una ciurma di ragazzini cattivi griffatissimi come i bambocci di New Police Story (tra cui Daniel Wu, tutto torna) che però là funzionavano, o come i poliziottini di Gen-X Cops (tra cui Stephen Fung, e tutto torna di nuovo).

Nicky (Stephen Fung) e Natalie (Gillian Chung) sono fratello e sorella e si odiano, loro padre è interpretato da Anthony Wong e la madre se ne è andata da tempo. I cattivi rapiscono Anthony Wong per scoprire chi anni prima aveva colpito e reso paralitico Michael F. Wong. I ragazzini scoprono la vera identità del padre e corrono in aiuto. Ogni tanto si innestano dei piacevoli dettagli nostalgici che rieccheggiano un passato filmico, ma sono davvero attimi, le musiche talvolta rieccheggiano invece un pò (troppo) quelle di Kung Fu Hustle. Alla fine la cosa più divertente risulta essere Anthony Wong che usa come nunchaku il braccio di uno scheletro di gomma. Resta quello che poteva benissimo essere un film USA, un prodotto per tutti (dicesi per ragazzini) che potrebbe facilmente uscire in Italia. Asettico, globalizzato, privo di inventiva e personalità, ad alto budget e pieno di effetti evidentissimi, lontano anni luce da quello che è stato, e fortunatamente talvolta lo è ancora, il cinema di Hong Kong. Un enorme passo indietro per il regista dopo il brillante esordio di Enter the Phoenix.

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