Howling

Voto dell'autore: 3/5
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howlingNegli ultimi due anni la Corea del Sud ha cercato di innalzare il livello qualitativo, ma soprattutto creativo, delle proprie produzioni. Così anche i più classici dei thriller hanno assunto una forza nuova. Solo negli ultimi mesi abbiamo visto macchine di tensione come Blind, ottimo cinema “cospirazionista” come Moby Dick o il perturbante Silenced. Questa volta invece il regista altalenante ma (giustamente?) riconosciuto da una critica attenta Yoo Ha (suo l’apprezzato Once Upon a Time in High School (2004) e l’interessante A Dirty Carnival (2006)) torna sulle linee di un thriller inserendo come elemento criminale omicida un lupo addestrato. In effetti durante la campagna di marketing per alcune settimane si era ipotizzata la presenza di un film di licantropi; invece è un buon film di personaggi con poliziotti maleassortiti, aggressivi e arrivisti che devono risolvere il caso  di alcuni omicidi seriali che hanno in comune apparentemente solo le tracce di morsi di animale sui corpi delle vittime. L’idea sulla carta è scema ma ben condotta per quasi l’intero film che galoppa per la prima ora e rallenta solo nella seconda parte inoltrata. Se l’idea di base è uno dei pregi, il secondo è il nome dei due attori che interpretano i protagonisti, ovvero Song Kang-ho (The Host) e la bella e brava Lee Na-young (Dream), come al solito deliziosi e in ruolo.
Per il resto Howling gode di una buona fotografia di routine, una sceneggiatura dignitosa e una regia  poco personale e a volte esile, ma comunque funzionale, senza eccessive sbavature. Il film è tratto da un racconto del 1996, Kogoeru Kiba, di Asa Nonami, vincitore del premio Naoki Prize.

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