Hula Girls

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Hula GirlsIspirato ad una storia vera, il film narra di una piccola comunità mineraria del nord del Giappone; per arginare gli effetti devastanti della crisi economica che colpì il paese a metà degli anni 60, gli abitanti decisero di orientarsi sul turismo, aprendo un centro hawaiano. Ma ricreare un pezzo di Hawaii tra le fredde montagne del Giappone non è una cosa semplice ed immediata: servono delle palme per la scenografia e servono delle ballerine di hula per creare l’atmosfera. Da Tokyo viene chiamata Hirayama Madoka, una ballerina fallita in cerca di riscatto, che dovrà trasformare delle goffe ragazzotte montanare in sensuali danzatrici, scontrandosi con la mancanza di fiducia in loro stesse e con la chiusura mentale di alcuni genitori poco propensi a far esibire le proprie figlie con gonnellini di paglia e ghirlande di fiori al collo.

Questa pellicola si inserisce nel filone delle commedie agro-dolci giapponesi (Linda Linda LindaSwing Girls), in cui momenti teneri, situazioni drammatiche, risate e lacrimoni si fondono in una storia sicuramente scontata (l’impegno e la dedizione portano al successo, concetto sviscerato in diversi film e anime), ma allo stesso tempo godibile. Sarà per la bravura degli interpreti (Matsuyuki Yasuko in testa), sarà per l’ambientazione storica (il regista s’impegna in una ricostruzione maniacale del periodo: i vestiti, le acconciature, la canzone pop Koi No Vacance canticchiata da alcuni personaggi), ma il film scorre quasi sempre con fluidità e ritmo, accompagnando lo spettatore verso un finale edificante e carico di emozione. Ennesima dimostrazione della vitalità di quel cosiddetto “cinema medio”, che riesce ad ottenere degli incassi soddisfacenti in patria e a rappresentare degnamente l’industria cinematografica nipponica nei festival internazionali.

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