Human Pork Chop

Voto dell'autore: 3/5
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HumanPorkChopSempre più una bestia rara in quel di Hong Kong il vero, puro e duro Categoria III si riaffaccia di tanto in tanto a sporcare la superficie “solare” e spesso fin troppo pulita del cinema locale. La cinematografia dell’ex colonia si è espressa praticamente quasi solo per generi e fusioni degli stessi. In una dimensione parallela si è sviluppato un piccolo universo di sottofiloni, fiorente e spesso remunerativo; i film sui giocatori d’azzardo (Kung Fu Mah jong, God of Gamblers), i kung food che trattano il grand gourmet con l’estetica delle arti marziali (God of Cookery, The Chinese Feast), i noir che hanno per protagonisti delinquenti cinesi che vanno a compiere rapine (con esiti solitamente tragici) ad Hong Kong (Long Arm of the Law, Love Battlefield, Vendetta) e infine quei Cat III simili, caratterizzati da molti elementi comuni di volta in volta mescolati e variati nell’ordine espositivo:
-Scoperta della polizia del fattaccio, cattura del colpevole e confessione che si trasforma nel flashback.
-Uno o più serial killer pittoreschi, crudi e iperviolenti che esagerano talmente tanto nelle proprie estreme pratiche da sfiorare il comico.
-Attitudine alla cucina di parti anatomiche per molteplici motivazioni: soddisfare la propria fame, quella altrui, sfidare la polizia facendogli mangiare inconsapevolmente dei pezzi di cadavere adeguatamente cucinati, pratica per far sparire le prove.
Sono i figli illegittimi di The Untold Story, un classico del Cat III, quasi stereotipo nominale di un genere; film che si chiamano Dr. Lamb, Ebola Syndrome, There Is a Secret in My Soup.

Dei poliziotti fanno irruzione in un appartamento e trovano all’interno di un grosso pupazzo simile ad Hello Kitty un teschio umano, catturano i proprietari dell’appartamento e li fanno confessare. Scatta il flashback.
Grace (ottimamente interpretata da Emily Kwan) è una prostituta che ha grossi debiti con un gruppo di piccoli delinquenti. Viene quindi rinchiusa nell’appartamento del branco, dedito al continuo abuso di sostanze stupefacenti, umiliata e torturata nella speranza di ottenere indietro i soldi. La ragazza muore dopo aver fumato accidentalmente della naftalina e per il gruppo si presenta il problema di sbarazzarsi del corpo. La soluzione giusta sembrerebbe la mannaia mentre nella casa inizia a diffondersi l’odore di una zuppa particolare da mangiarsi a cena.

Human Pork Chop è praticamente identico e speculare a There’s a Secret in My Soup, un film paradossalmente uscito nelle sale di Hong Kong lo stesso giorno ossia il cinque gennaio 2001 per un gioco di distribuzione assolutamente inspiegabile. Sfumata l’idea della produzione di un Untold Story 4, due case di produzione si sono messe a produrre altrettanti film tratti dallo stesso fatto di cronaca e identici fino all’imbarazzante.
A differenza di molti film del genere spesso scadenti ad ogni livello, Human Pork Chop, che alla fin fine rimane comunque un filmetto, promuove alcune riflessioni interessanti.
La prima sulla violenza e sulla sua motivazione giustificatoria. Nel film vengono presentati diversi livelli, piani e gradi di violenza:
-Quella ludica e gratuita evocata nella sequenza in cui due ragazzi rinchiudono un cagnolino (lasciato loro un attimo dalla proprietaria) in un sacchetto e lo spiaccicano sulle pareti del vicolo in cui si trovano.
-L’abuso, ossia le violenze inferte sul corpo della ragazza, violenze fisiche e morali motivate da noia, malvagità, tentativo di ottenimento (in questo caso per farsi restituire i soldi), divertimento.
-L’omicidio, in questo caso casuale e involontario.
-Lo smembramento e la gestione delle parti anatomiche  (cucina, nascondimento, eliminazione).
Nell’evocazione della violenza il film è decisamente pesante e dimostra che nonostante il ritorno della città alla Cina e l’attenuamento generale dei toni del cinema locale c’è ancora spazio per film duri come negli anni precedenti.
La violenza è disturbante e ai limiti della sopportabilità, non solo nelle numerose sequenze gore ma anche, e soprattutto, in quelle di umiliazione morale (insopportabile a questo proposito la sequenza in cui la ragazza viene obbligata a ripulire, prima con le mani poi con il viso, un water intasato di escrementi).
Degna di nota poi la descrizione caratteriale della ragazza, un continuo alternarsi di attrazione/repulsione che lo spettatore può provare nei suoi confronti: una ragazza che viene prima mostrata come prostituta puzzolente e sporca, poi come vittima debole e tenera, come drogata idiota e antipatica poi come personaggio privo di uscita e indifeso. Questo continuo alternarsi del punto di vista emotivo nei confronti del personaggio favorisce l’innalzarsi del malessere di fronte alle violenze che continue e cicliche scandiscono la progressione narrativa del film.
La regia è totalmente subordinata alla storia, buona la fotografia e convincente la recitazione degli attori.
Human Pork Chop rimane quindi un film laterale, solo per appassionati del genere e per spettatori dallo stomaco resistente, mentre a livello filmico mostra lo stato di estrema salute del Cat III ad Hong Kong in quegli anni. Decisamente superiore al gemello There Is a Secret in My Soup.

 

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