Hungry Ghost Ritual

Voto dell'autore: 3/5
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Prima o poi molti attori passano dietro  la macchina da presa, anche ad Hong Kong. Francis Ng, già nel 1998 con 9413. Poi recentemente Simon Yam con l’episodio breve dell’omnibus Tales from the Dark 1 (2013). Tocca ora a Nick Cheung (The Beast Stalker, Election, Exiled…) che come il collega appena citato sceglie di attaccarsi all’horror. Non si può dire che il cinema di Hong Kong non ci stia provando a rinverdire il genere, certo con risultati altalenanti, il più delle volte poco convincenti. L’unico caso estremamente rilevante è stato un altro miracolato esordio alla regia di un attore, quel Rigor Mortis di Juno Mak che oltre ad essere particolarmente intelligente aveva dietro una produzione lungimirante e vivace.
Nick Cheung invece si mette alle redini di un prodotto abbastanza medio, farcito di visioni già note ed abusate, quasi interamente girato in Malesia (paese che funge da co-produzione) attaccandosi ad un contesto narrativo senza dubbio suggestivo, quello dell’Opera di Pechino, un po’ come nel The Spooky Bunch di Ann Hui.

Nick Cheung interpreta un ragazzo che dopo un lungo peregrinare in Cina torna a casa da suo padre, leader di una compagnia di Opera. Il suo ritorno però coincide con la “festa dei morti”, con un acuirsi di apparizioni fantasmatiche e con infortuni prima e decessi poi che avvolgono l’intera aura del luogo.

E’ un film che vive di sequenze madre, alcune anche onestamente suggestive, ma che come supporto base non ha abbastanza corpo narrativo da trascinare avanti l’intera opera che solo sul finale riesce a raggiungere vette di intensità più elevate.
L’attore non si rimette in gioco come invece faceva il collega Simon Yam distruggendo la propria immagine nel corto che dirigeva né si rivela rivoluzionario reinventore di un mito come Juno Mak. Il risultato finale è un film horror medio che a tratti funziona, con una buona resa produttiva, fotografica e alcune sequenze riuscite. Nulla di miracoloso, un sobrio esordio.

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