I Dodici Medaglioni

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [0,00/5: 0 voti]

Durante il decimo anno sotto la guida dell’imperatore Shao Hsing della dinastia Sung del sud, i Tartari attaccano la Cina dal nord, mettendo in grave pericolo la capitale.
Il grande patriota Yao Fei a capo dei suoi 100.000 uomini oppone una coraggiosa resistenza, ma il traditore Qin Hui nel disperato e frettoloso tentativo di negoziazione con il nemico crea dodici decreti atti a fermare Yao Fei e le sue truppe.

Questo è il sunto di base di un’epica avventura che unisce eventi storici realmente accaduti ad una storia di intrighi e lotte per il potere (come nella più classica tradizione del wuxiapian), il tutto condito da combattimenti coreografati, con grande inventiva, da un giovane Sammo Hung.

Jin, rinomato maestro di arti marziali, accecato dalla bramosia del potere si assume l’incarico di uccidere l’eroe Yao Fei. Questa sua missione in aperto contrasto con i propri precetti fin li professati crea un dissapore con la figlia Chin So (fedele all’imperatore e alla patria), che delusa dal comportamento del padre gli si ribella e fugge tra le retrovie della resistenza.
Questo volta gabbana sorprende anche Miao Lung migliore allievo di Jin nonché promesso sposo di Chin so.
Allievo e maestro si troveranno presto l’uno contro all’altro in una lotta senza esclusione di colpi, in palio c’è molto di più della vita, c’è la libertà di un popolo sempre oppresso dagli invasori o dai regnanti, un popolo sempre pronto a sacrificarsi per le proprie convinzioni ed ideali.
La trama si complica quando tra le file dei ribelli compare Meng Ta-pei “Green Bamboo Cane” vecchio maestro e famoso eroe, acerrimo nemico di Jin. Tra un combattimento e l’altro c’è spazio anche per la storia d’amore tormentata dei due protagonisti, costretti con l’inganno a fronteggiarsi; la vicenda ha quasi un tono “Shakespeariano”-.

Le tematiche del film sono un marchio di fabbrica di Cheng Kang: la lotta contro il potere corrotto, ribelli che si battono per la libertà della patria, conflitti di un popolo sempre oppresso, lo scontro generazionale tra padri e figli. Questioni già affrontate in film come Sword of Swords (1968) o The Flying Guillotine  part 2 (1977) e che mettono in risalto la voglia del regista di raccontare, di insegnare la storia passata attraverso un film di genere, d’impatto, perché se c’è un difetto nell’uomo è quello di dimenticare troppo in fretta. Parlando invece delle coreografie (vero fulcro di questi film), non si può far altro che elogiare il lavoro di Sammo Hung, pioniere del wire-work ed esponente di punta del mondo dei film action orientali. Sammo crea dei combattimenti molto veloci (per l’epoca – 1970) con un uso “cinetico” del wire-work solo ipotizzato precedentemente in altri film, gli spadaccini volano come dei supereroi, combattono leggeri sui rami degli alberi, volteggiano da un lato all’altro dello schermo come foglie portate dal vento. Memore del lavoro di maestri come Liu Chia-liang e in special modo di Tang Chia (soprattutto per quanto riguarda l’uso delle armi), crea dei duelli a base di cappelli volanti-taglienti, monetine perforanti, con un sense of wonder tipico di film come One Armed Swordsman (1967): vi ricordate le scene dello spadaccino monco alle prese con le tazzine nella locanda? Ecco, lo stile è quello! Curiosità: appare anche lo stile del Palmo di Buddha.
C’è da dire, che rispetto ad altri wuxia, questo The Twelve Gold Medallions punta più sull’atmosfera, privilegiando la suspence che si viene a creare prima di ogni duello. Infatti, pur se realizzati in modo superbo, tutte le contese vengono risolte nel giro di pochi attimi, quasi a manifestare il talento divino degli spadaccini.
Come accade nei film di King Hu, lo spettatore è chiamato ad immaginare cosa accade tra un’immagine (raccordo) e l’altra, la cinepresa non è in grado di seguire le evoluzioni ultraterrene degli spadaccini che spesso intuiamo ad un livello inconscio, ancestrale. Questo modello di rappresentazione trascende la realtà, ma diventa credibile grazie ad un sapiente montaggio ed un uso oculato del wirework.
Vale la pena ricordare tra gli attori Yueh Hua (il protagonista) che in trent’anni di carriera ha partecipato a più di novanta film, concludendo in bellezza con Jackie Chan in Terremoto nel Bronx (Rumble in the Bronx, 1996), la bellissima Chin Ping nel ruolo di ragazza ribelle che tanto gli si addice, e per ultimo (non per importanza) il caratterista per eccellenza di Hong Kong, Ku Feng.
The Twelve Gold Medallions è un ottimo intrattenimento, forse più complesso dei film di Chang Cheh e per questo meno immediato. Non è un film che consiglieremmo a chi si avvicina al genere per la prima volta, ma per chi ha voglia di conoscere un autore meno famoso anche se altrettanto importante, un regista e sceneggiatore rinomato che ha detto la sua in punta di piedi sfornando titoli del calibro di Killer Five (incredibile apologo sull’amicizia -1969), The Flying Guillotine  part 2,  e il capolavoro Sword of Swords.


CONDIVIDI: