In the Pool

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In the PoolE’ inutile girarci attorno: la vera sorpresa della decima edizione del nostro Festival preferito (Far East Film Festival) è stata la mini retrospettiva su Miki Satoshi, regista/sceneggiatore che prima di esordire nelle sale cinematografiche con questo In The Pool si era già fatto notare in patria per i suoi lavori televisivi e teatrali.

La piscina da cui il titolo è quella che ossessiona Ohmori Kazuo (Tanabe Seiichi), giovane rampante in carriera che non può fare a meno di tuffarsi in acqua e nuotare per almeno un’ora al giorno, al fine di distendere corpo e mente provati dall’abbondante dose di stress quotidiano; quando questa sana abitudine viene interrotta egli si trova quantomeno spiazzato e sull’orlo di una crisi di nervi (per alleviare il suo tormento continua ad immergere le mani nel lavandino pieno d’acqua), da cui la necessità di rivolgersi al dottor Irabu Hideo (Suzuki Matsuo), bizzarro psichiatra che lo prenderà in cura. E questo è solo il primo dei tre episodi – più la cornice – ad ironizzare sulle manie e fobie tipiche del popolo giapponese, seguito dallo strambo caso di Taguchi Tetsuya (il sempre bravo Odagiri Joe), un giovane venditore che una mattina si risveglia con un’erezione permanente. Qui il regista prende di mira la paura della diversità, del non essere uniformati al resto della popolazione: questo è – grazie anche al tema un po’ particolare – l’episodio più squisitamente comico dell’intero film, che lascia quindi spazio al terzo caso, quello di Iwamura Suzumi (la buffa Ichikawa Miwako), che a causa della sua ossessione pensa costantemente a tutte le eventualità più remote (ovviamente tutte di carattere catastrofico) causate da una sua anche piccola negligenza. E così eccola uscire dal suo appartamento per poi rientrarvi e controllare se il gas è stato chiuso, se la luce è spenta e così via, in una sorta di loop da cui non riesce ad uscire. Ella arriva persino a farsi prendere dalla paranoia perchè da giovane ha chiuso un bambino nel frigorifero e non sa che fine questi abbia fatto: esilarante la scena del “cimitero dei frigoriferi” che però avrebbe potuto essere sviluppata meglio.
Già in questo esordio cinematografico – tratto dal romanzo omonimo di Okuda Hideo – il regista riesce a donare un’impronta personale al film: In The Pool è una commedia che si nutre di situazioni al limite del surreale (e questo si vedrà ancor meglio nelle successive opere cinematografiche) prediligendo una struttura episodica che, se da un lato può dare adito a qualche dubbio sulla solidità della sceneggiatura – spesso si ha l’impressione che il film non sia altro che un collage di sketch – dall’altro permette a Miki di ampliare la tavolozza dei colori ed aumentare le angolazioni da cui riprendere la moderna società giapponese. Forse una maggiore decisione nel mandare a segno i colpi, fattore determinante in una commedia brillante, avrebbe sicuramente giovato alla riuscita del film, che rimane comunque una pregevole quanto bizzarra opera prima.

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