Invisible Target

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 1 voti]

Sembra che al regista non sia passato un giorno dai tempi del dittico di Gen-X Cops. Tutto è rimasto invariato; un pugno di poliziotti giovani e belli in lotta contro malavita locale e letale. Cambiano gli attori (e nemmeno tutti, Nic Tse è sempre della partita),  mutano i nemici, il tono si fa più cupo ma la solfa è sempre la stessa; assoluta pretestuosità della narrazione, improbabilità di tutto l’impianto narrativo, retorica, interi edifici composti di vetro atto solo alla sua distruzione durante gli scontri, coloratissimi e deflagranti esplosioni gonfie di fuoco. Si, sembra la descrizione di un blockbuster hollywoodiano ed infatti non ci andiamo così lontani. Non è questa una sorpresa, comunque, tutto è coerente alla “poetica”del regista che più del solito aggiunge un’estenuante lunghezza del metraggio tipica da film coreano.
Sopportati tutti questi elementi si può comunque fruire di sezioni intriganti, una su tutte l’ottima intro che mette in scena una rapina ad un portavalori assolutamente e gioiosamente eccessiva. Anche la prova di attori non è da sottovalutare con un Nicholas Tse sempre più maturo e un Wu Jing che sta incarnando con il suo funambolismo marziale e il suo talento una (l’unica?) grossa speranza per il futuro del cinema di Hong Kong e del suo star system.
Un gruppo di criminali (Wu Jing, Andy On e qualche altra faccia media) rapina un portavalori. Nell’esplosione che ne sussegue e che fa saltare in aria mezzo isolato muore la donna di un poliziotto (Nic Tse). Tempo dopo  il poliziotto e due colleghi (Shawn Yue e Jaycee Chan) danno la caccia ai malviventi che al contempo cercano di sanare con l’omicidio dei tradimenti interni.
Azione a go go, pulitissima e rigorosa (le coreografie sono del fedele Li Chung Chi) e assenza di spessore, ottimo intrattenimento anche per un pubblico non avvezzo al genere e al cinema di Hong Kong. A fare la differenza poi quelle due o tre impennate di violenza, di cupezza e di stunts che a volte riporta alla mente che il film è stato realizzato nell’ex colonia.

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