Iron King

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,00/5: 2 voti]

Logo

Intro storica:

Iron KingIron King è una serie tokusatsu particolarmente anomala. Sorge in pieno boom dei supereroi televisivi giapponesi e, se da un lato si indirizza vistosamente ad un pubblico infantile, classico target di molte di queste serie, dall’altro promuove temi e argomenti decisamente più maturi tali da coinvolgere anche uno spettatore più smaliziato. August Ragone (autore del testo fondamentale Eiji Tsuburaya: Master of Monsters) l’ha definito “the super hero samurai spaghetti western” e non ci è andato così lontano.

Iron King fu prodotto in tutta fretta per sostituire sul canale TBS un’altra serie, Silver Mask, interrotta prematuramente perché incapace di sostenere la concorrenza di un altro supereroe della Fuji Television, Mirrorman. Il successo di Iron King fu elevato e riuscì a guadagnarsi il primato di ascolti nella sfida televisiva, fino alla fine di Mirrorman; ma quando quest’ultimo fu sostituito dalle prima puntate di Mazinger Z (1972) di Go Nagai gli ascolti crollarono e sfumò quindi il progetto di produrre un quarto arco narrativo della serie che terminò in 26 episodi. La risposta all’attacco di Mazinga fu nientemeno che la successiva serie di Super Robot: Red Baron.

Produzione:

Iron King fu creato e scritto da Sasaki Mamoru, collaboratore di Oshima Nagisa e già sceneggiatore di Ultraman e Ultraseven. L’ispirazione per la serie arriva da un’altra serie chambara prodotta dalla Senkosha, The Samurai (1964-66) con la quale ha molti elementi in comune sia nell’apparato narrativo che in quello dei personaggi.

Il terzo arco narrativo è nato quando i produttori si resero conto che gli spettatori più piccoli erano confusi da dei cattivi umani e quindi vennero introdotti degli alieni mascherati, i Titanians.
Anche il fattore relativo all’alimentazione energetica del colosso fu introdotta per creare una certa empatia con gli spettatori più piccoli; Iron King/Goro, infatti, per recuperare le proprie forze deve abbeverarsi di acqua di cui possiede una scorta limitata nel corpo.

Il primo bozzetto prodotto per il “kyodai hero” (guerrieri con la capacità di aumentare di dimensione al fine di combattere i mostri giganti) da Ikeya Noriyoshi (già art director di Silver Mask) fu reputato troppo cupo e venne utilizzato come villain del primo episodio. La richiesta fu di un eroe più colorato in linea con Ultraseven. Molte creature e costumi furono realizzati dalla Hiruma Model Craft, fondata da Hiruma Shinji nel 1967 che già aveva lavorato per la Tsuburaya agli Toho Studios in Godzilla e Rodan. Altre creature furono create da un’artista d’avanguardia e veterano creatore di mostri, che già aveva posato la propria mano su Ultra Q, Takayama Ryosaku.

“Non è una buona ragione per vendere gas agli alieni!!”

Narrazione:

Gentaro e Goro si incontrano in una foresta nel bel mezzo di uno scontro con un esercito di membri di un gruppo denominato Shiranui Clan. Fatte le presentazioni e scoperto di lavorare per la stessa agenzia di difesa governativa iniziano un lungo cammino al fine di scoprire il nascondiglio dell’associazione sovversiva e bloccarne i piani rivoluzionari e di conquista. Lungo la strada del duo si affiancano sempre delle figure femminili, spesso figure forti, perenni oggetti di desiderio delle attenzioni sentimentali del duo. Sconfitto lo Shiranui Clan, già dalla puntata successiva i due si trovano a confrontarsi contro un’altra minaccia, una banda terrorista, la Phantom Militia. Nel corso del terzo arco narrativo i nemici saranno degli alieni, i Titanians, forma umana, maschera sul volto e costume che si pone tra Dracula e Zorro. Ogni gruppo utilizza dei colossi per i combattimenti che vengono affrontati puntualmente da Gentaro e Goro. In soccorso del duo giunge ogni volta Iron King, supereroe gigantesco che non è altro che una mutazione segreta di Goro, sconosciuta anche all’amico di avventura.

Dinamiche:

Le tre bande avversarie. Lode ai nomi delle prime due, suggestive e funzionali. Lo Shiranui Clan viene spesso definito superficialmente “associazione terrorista” ma, in parte il costume e l’elmo assai anacronistico e inusuale, in parte le loro dichiarazioni, sembra più una sorta di residuo di civiltà celata che da 2000 anni attende la propria rivincita sull’umanità. Lo Shiranui Clan utilizza dei robot giganti antropomorfi pilotati a distanza tramite dei telecomandi a forma di fiamma (simbolo del gruppo), spesso dotati di armi particolari e speciali; emissioni di gas, di fuoco, lancio di dita e minirobottini che escono dai corpi dei robot-padri in stile Yattaman (come i tank-topo nella puntata numero nove).

Non delude il secondo gruppo sovversivo, il cui boss è meno teatrale nei modi ma assolutamente più diretto e spietato; la Phantom Militia, pantaloni a zampa colorati e ghutra in testa, utilizzano anche loro dei robot giganti pilotati a distanza (il telecomando stavolta ha la forma di un teschio, loro simbolo). I robot in questione stavolta hanno le sembianze di kaiju, quindi scompare la parvenza umana; anche questi posseggono poteri speciali, come emissione di fiamme, spilloni dalle narici e tutta una serie di assurdi armamentari.

Infine i Titanians, tanto impressionanti quanto ridicoli (corrono a braccia aperte come l’Arale di Toriyama Akira) sono Alieni invasori, dotati di navicella spaziale che nascondono in luoghi improbabili partendo poi all’attacco. Hanno il potere di possedere i corpi degli umani e di ingigantirsi trasformandosi in enormi kaiju (definiti “insetti umanoidi”). Quindi niente più robot ma più concilianti e attesi kaiju organici; interessanti creature, tra cui una, Kumagoros, che emette palloncini rossi saturi di gas letali in una puntata sulla neve ottimamente costruita.
Non c’è una puntata senza figura femminile. Inizialmente doveva essere sempre la stessa, Yukiko Takamura, interpretata da Chieko Morikawa, un membro dello Shiranui Clan che in incognita si univa al duo per spiarli e colpirli pilotando un Mammoth robot e innamorandosi poi di Gentaro. Lo Shiranui Clan durante le puntate la definisce come uno dei membri più forti e spietati. Ma per via di un incidente avvenuto sul set a causa degli effetti pirotecnici, decise di abbandonare la serie (dopo appena sei puntate). Da lì in poi si optò per alternare numerose figure femminili (la figlia di una vittima di un incidente aereo nella puntata numero 7, la sorella di un membro dello Shiranui Clan che si sacrifica nella numero 8, delle campeggiatrici nella numero 9 e 10) fino al terzo arco narrativo in cui la protagonista è sempre la stessa, l’agente Noriko Fujimori (Chiaki Ukyo).

Le puntate sono al 90% autoconclusive tranne rari casi come la numero 9-10 che si interrompe sull’inquadratura di Gentaro minacciato dalla katana del boss dello Shiranui Clan.

I combattimenti sono uno degli elementi più anomali della serie. Così come i due eroi. Gentaro è l’eroe classico, misogino, sciupafemmine, vestito perennemente in stile spaghetti western, e armato della Iron Belt, una frusta estensibile, trasformabile in spada, di sua stessa invenzione. In ogni puntata canta una breve canzone, visto che l’attore era un cantante adorato dalle ragazzine.

Goro è un goffo e  maldestro compagno vestito di rosso e blu stile alpino, indossa un buffo cappello e se la dà a gambe durante gli scontri per poi trasformarsi nell’Iron King del titolo della serie. L’elemento anomalo è che a trasformarsi in colosso non sia l’eroe puro e duro ma l’amico apparentemente più indifeso. Durante gli scontri in modalità umana tra i due e i vari gruppi di nemici è sempre Gentaro a battersi, in coreografie spesso ben riuscite. Al contempo anche negli scontri tra Iron King e i robot giganti, il colosso buono funge da diversivo visto che alla fine è sempre Gentaro ad abbattere i kaiju a colpi di frusta; insomma una rivoluzione interna non da poco, personalmente anche poco gratificante. Solo nel terzo arco narrativo Iron King sfodererà vari poteri ed emissioni energetiche atte all’abbattimento dei nemici.
L’intera serie si svolge come un road movie, ovvero un lungo viaggio dei due alla ricerca delle basi dei nemici di turno, perennemente bloccati e affrontati dai vari villain, lungo luoghi, location, paesini, fino ad arrivare alla fine in piena Tokyo.

Trasformazione:

Goro incrocia le braccia, le alza toccando degli elettrodi posti sul suo berretto rosso da alpino e urla “Iron Shock!!”. Muta così in Iron King, eroe dotato dei limiti temporali di trasformazione, pretesto che, anche su dichiarazione di Amemiya Keita serve a porre un limite temporale agli scontri, quindi alle zone della serie più effettate e quindi più costose da realizzare. Questa “penalità” ricorre in molti eroi giapponesi fino al recentissimo Garo. Goro è un morto riportato in vita dalla scienza del Dottor Tsushima che gli ha infuso della tecnologia cibernetica e gli ha donato il cappello atto alla trasformazione. Successivamente è stato inviato al fianco di Gentaro, per aiutarlo durante la battaglia.

“Prima di essere un agente, sono un uomo”.

Considerazioni finali:

Iron King è una serie assolutamente anomala per tutti i motivi sopra elencati e sono queste anomalie a coadiuvarne la visione. Per il resto non si tratta di un’opera particolarmente pregiata, spesso appare frettolosa nella realizzazione e approssimativa, con infantili cadute di scrittura, e creature non sempre riuscite, a tratti sciatta e sciupata visivamente. Checché se ne dica, Iron King è debitore fisicamente di Ultraseven, e le attrattive più forti sono il duo umano, le loro liason con la donna di turno e il carisma degli eserciti nemici. La forma è ripetitiva e non sempre coinvolgente. Almeno non si rivela con troppa foga come una produzione macina gadget, visto che c’è ben poco di evidente in questa direzione. Insomma, una piacevole media produzione minore. E nulla più.

Galleria eroi:

Galleria clan nemico:

Galleria mostri:

CONDIVIDI: