Isn’t Anyone Alive?

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isnt-anyone-aliveA quasi un decennio di distanza dal suo ultimo lungometraggio, quella scheggia impazzita di Sogo Ishii (che adesso si firma Gakuryu Ishii) torna con Isn‘t Anyone Alive? , un’opera indefinibile e destabilizzante che ci rammenta come, nonostante l’omologazione imperante dell’immaginario, un cinema diverso sia ancora possibile. Un cinema entusiasmante, imprevedibile, ibrido, perfino “bastardo” ma anche un cinema che se ne frega di essere accomodante con gli spettatori e che non perde occasione per spiazzarli, disorientarli e frantumare ogni loro aspettativa.

Come si può intuire dal titolo, il tema centrale del film di Ishii è la morte. E se si parla di morte di conseguenza si parla anche della vita, della precarietà della nostra esistenza e di quella dell’universo stesso.

La storia si svolge all’interno di un avveniristico campus universitario a cui è annesso un ospedale. All’interno di questo microcosmo isolato dal mondo circostante si incrociano le vite di vari individui, ognuno con i suoi desideri e le sue preoccupazioni. C’è Nana, una laureanda che sta lavorando ad una tesi sulle leggende metropolitane. C’è una ragazza che all’indomani del suo matrimonio scopre che il suo futuro sposo aspetta un figlio dall’amante. Un goffo chirurgo che non riesce a dichiararsi alla bella collega. Un duo di bizzarri individui. Una ragazzina malata terminale che desidera vedere il mare per un ultima volta e un giovane e introverso barista che vorrebbe aiutarla. All’improvviso i residenti del campus iniziano a morire uno ad uno, vittime di un misterioso virus, fuoriuscito, si dice, dai laboratori per lo sviluppo di armi batteriologiche nascosti nei sotterranei del campus. Più il tempo passa più diviene chiaro che sul mondo si è scatenata una vera e propria apocalisse e gli sventurati abitanti del campus dovranno decidere cosa fare dei loro ultimi momenti di vita.

L’Apocalisse (sia essa batteriologica, nucleare o di qualsiasi altro tipo) è stato un tema ricorrente nell’immaginario, cinematografico e non, del primo decennio del XXI secolo e oltre. Specialmente nelle opere di provenienza statunitense il cataclisma non solo distrugge la società a livello materiale, ma mina la struttura sociale alle fondamenta, gettando l’umanità in una selva dominata dalla lotta per la sopravvivenza e dal più esasperato individualismo. Ishii capovolge questo assunto e immagina come un Apocalisse senza alcuna via di scampo piombi su una società che è già adesso permeata di individualismo e alienazione. La morte fa rendere conto ai protagonisti della loro vulnerabilità e della vanità della loro esistenza che ruota unicamente attorno a se stessi. Ma soprattutto fa realizzare loro quanto abbiano bisogno dei loro simili. Nessuno vuole morire da solo, sembra volerci dire Ishii. Ed è qui che inizia il bello, poiché nelle ore finali dell’Umanità i poveri malcapitati tenteranno in tutti i modi di entrare in contatto con gli sconosciuti con cui sono destinati a condividere le ultime ore di vita. Ishii mette in scena una tragicommedia umana che spazia dal commovente al grottesco fino al triviale. Terribile e divertente al tempo stesso la scena dell’ultimo messaggio del chirurgo per la collega inciso su una musicassetta, così come quella della morte dell’idol. Tra chi muore in modo patetico, chi si prepara le sue ultime parole in modo che siano ad effetto, chi muore tra le braccia di un proprio caro, non sembra alla fine, esserci molta differenza. Gli unici che riescono, nonostante la titubanza iniziale, a creare un vero legame e a non morire da soli, sono il barista e la ragazza malata, quest’ultima talmente abituata all’idea della morte imminente da averci imparato a convivere.  Nell’intensissimo finale, sulla cima di una collina dalla quale insieme al suo nuovo amico  assiste alla fine della vita sulla Terra,  la ragazza racconta come abbia realizzato che tra la fine del mondo e quella della sua vita non ci sia poi molta differenza, visto che in entrambi i casi si ritroverebbe comunque sola.

Isn’t Anyone Alive è  come il virus fuggito dal laboratorio che da avvio alla storia; devia dal percorso da cui era partito e si espande in una moltitudine di direzioni diverse, mutando, cambiando pelle ad ogni passaggio.  Un oggetto non identificato che chi è in cerca di visioni bizzarre e fuori dalla norma non deve assolutamente perdersi.

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