It’s not Her Sin

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missUna giovane partorisce segretamente e cede suo figlio a un’amica sposata impossibilitata ad avere bambini; ma sottovaluta la devastante forza dell’istinto materno latente in ogni donna. Una storia narrata in un lungo flashback che ammorbidisce i toni ed esalta la drammaticità della situazione lacerante della protagonista, costretta a vedere un’altra donna fare da madre al proprio figlio. Analogamente al ruolo che aveva in A College Woman’s Confess la Choi è restìa a ricorrere all’inganno, ma qui la sua ansia interiore è portata a un tormentoso apice, la devasta nei dubbi, la divora nei ripensamenti fino al drammatico epilogo anticipato nel prologo che arriva inesorabile – e ampiamente prevedibile.
L’intensa colonna sonora commenta una storia di sicura presa sul pubblico dell’epoca e che ancora oggi mantiene una certa attualità.
Anche per questo film vale lo stesso discorso sulla divisione nei sessi cui si accennava per A College Woman’s Confess: uomini univoci e donne multiformi. Il marito dell’amica è ingenuo, ben disposto a tutto, il playboy colpevole di seduzione e abbandono è invece definitivamente malvagio e menefreghista. La protagonista invece accetta fra mille dubbi e riserve l’inganno, ci torna su, si pente ma non vuole rovinare la vita all’amica, si trattiene, esplode in modo preterintenzionale; agisce in segreto, ama in segreto. Il film si chiude ad ogni modo con un finale pacificatore in cui i nodi vengono sciolti e i personaggi riacquistano il loro equilibrio e la loro positività, dalla protagonista, che ha commesso degli errori convinta di agire a fin di bene, all’amica, che le spara ma soltanto per proteggere se stessa.

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