Ju-on: The Beginning of the End

Voto dell'autore: 2/5
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Altro gettone, altro giro. Cominciamo a rimanerci male e non sappiamo quasi più cosa scrivere tanto ci troviamo davanti ad un caso anomalo di prodotto cinematografico. Eravamo rimasti al dittico The Grudge: Girl in Black / The Grudge: Old Lady in White due mediometraggi usciti insieme nel 2009. Cinque anni dopo ritorna un nuovo capitolo ufficiale che a differenza dei due titoli citati si ricolloca parzialmente lungo la continuity. Il problema ora è che non sembra un film. Ormai Ju-on è qualcosa che sembra andare oltre il genere o il franchise, è più vicino a quei generatori automatici di frasi o di altro che si trovano nel web. Sembra un film di qualunque anno passato o futuro che sfrutta pedissequamente tutti gli stessi elementi senza apparenti differenze; stessa casa, personaggi, fantasmi, effetti sonori, divisione a blocchi con nomi in sovraimpressione, stesso disclaimer in testa, tutto uguale. C’è chi parla di sequel, chi di reboot ma probabilmente andiamo oltre. E’ una ripetizione, una copia ufficiale, è un albero di mele in cui ogni mela, uguale alle altre, è un capitolo della saga. Il pioniere perde di senso in virtù di un lungo treno filmico da cui estrapolare a caso dei brandelli ottenendo di volta in volta lo stesso risultato. E’ lontanissimo dall’operazione -piaccia o meno- fatta nei confronti della nuova radicale “serie” di The Ring. L’unica novità sono i nomi tutti medio alti che si susseguono alla regia, in questo caso il talentuoso Masayuki Ochiai, uno che nel genere ci ha sempre sguazzato (Parasite Eve, Infection) ma la cui presenza è del tutto irrilevante e irriconoscibile.
Per uno spettatore casuale fa poca differenza cogliere un capitolo o l’altro ma il fatto è che sono passati quindici anni dall’inizio della saga e in questo ultimo film nulla è cambiato e non si avverte la minima progressione o cambiamento. Il tempo è scivolato via e nel frattempo certi caratteri e stili di generazione della paura sono passati e divenuti maniera di fronte al successo della saga. Ma nel nuovo capitolo nulla cambia, sembra arrivare esattamente da quindici anni fa ma con un bagaglio tecnico ed espressivo ormai superato, inaccettabile.
Per quanto quindi il film sia indifendibile, restiamo però sconvolti, ipnotizzati e preoccupati da come sia possibile l’esistenza di un oggetto così sfacciato e incomprensibile nella sua stessa esistenza produttiva.

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