Jump

Voto dell'autore: 4/5
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JumpLa frequenza di produzione dei vecchi film con Stephen Chow aveva abituato bene il pubblico. Il suo passaggio alla regia ha portato ad un innalzamento vertiginoso della qualità delle opere ma al contempo una ovvia riduzione quantitativa. Negli ultimi anni, dopo CJ7 si erano inseguite conferme e smentite di nuovi titoli, presenze da attore e produzioni e questo Jump era apparso in qualche trafiletto solo per essere l’ennesimo lavoro da cui era stato cacciato Edison Chen dopo lo storico scandalo sessuale che lo aveva travolto. Nessuno quindi era pronto a scommettere un euro su un titolo solo scritto e prodotto dal re della commedia e apparentemente basato sulla sordida idea emanante hollywoodianità da tutti i pori dei “saranno famosi” di turno e della redenzione tramite la danza (moderna).
Invece, a tutti gli effetti, Jump per un buon 70% è il nuovo film di Stephen Chow. Il regista ufficiale, Stephen Fung, noto più come attore,  si era fatto valere con alcune regie interessanti tra cui il buon Enter the Phoenix e il meno riuscito House of Fury.
Ma in quest’opera la sua mano è invisibile. Resta solo una seconda parte più anonima evidenziata invece dalla prima che reca inequivocabile tutti i temi e le ossessioni di Chow; i suoi divi storici e la ricerca di perenni maschere felliniane (Steven Fung Min Hang e Yuen Cheung Yan da Kung Fu Hustle, il secondo come attore e coreografo marziale, Yao Wen Xue e Kitty Zhang Yuqi da CJ7), la bruttina che muta in splendida principessa, la recitazione sopra le righe di aura teatrale, l’utilizzo delle musiche, la comicità moiletau, le arti marziali usate a modo e applicate alla vita quotidiana, le citazioni colte, le scarpe (solitamente rovinate) come simbolo comunicativo dello status economico del personaggio.

Una ragazza, l’imbruttita Kitty Zhang Yuqi (CJ7, All About Women), dalla campagna rurale viaggia verso la città per iscriversi ad una scuola di danza dove applicare le sue competenze spirituali marziali alle acrobazie aeree a ritmo di musica. Ma la scuola è troppo costosa e finisce a fare le pulizie nella stessa attirando le attenzioni del ricco dirigente e le invidie dei partecipanti.

Fortunatamente la parte competitiva spettacolare rimane ombra finale del  film; tutto il resto dell’opera è un proseguo dell’universo della povertà e redenzione da sempre mostrato dal regista, un evidente seguito della parabola di Shaolin Soccer prima, Kung Fu Hustle e CJ7 poi. Da un momento all’altro si ha l’impressione di avere la possibilità di vedere collidere tutti questi universi tanto sono complementari e coerenti.
Certo, il film è meno organico proprio perché composto da due anime diverse. Alla fine la scusa del film “alla moda” sui danzatori patinati è pretesto per innalzare la poetica dell’autore ma in mano ad un giovane regista di genere. Impossibile la giusta organicità, quindi e la riuscita solo parziale dell’opera. Ma come ricreazione, nell’attesa del nuovo film di Stephen Chow, Jump è un ottimo gioiello di raro pregio. Il regista successivamente passerà al blockbuster Tai Chi Zero e seguiti.

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