Kamen Rider 555: Paradise Lost

Voto dell'autore: 4/5
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Kamen Rider 555: Paradise LostParadise Lost è un film speciale relativo alla serie tv Kamen Rider 555 (serie basata stavolta sull’alfabeto greco), uscito nelle sale quando la messa in onda era giunta circa a metà del suo totale. Narra una specie di cupo universo parallelo senza continuità con la serie che ipotizza il dominio della terra da parte degli Orphenochs, creature mostruose e stato evolutivo avanzato dell’uomo e di sacche di resistenza umana ormai ridotte ad un numero assai esiguo, poche migliaia.

Al contempo i sopravvissuti si rifugiano in baraccopoli (i protagonisti vivono in un suggestivo luna park abbandonato) attendendo un evocato salvatore, alcuni Orphenochs (sempre Kiba, Kaido e Osada) ipotizzano un mondo nuovo in cui la convivenza possa essere possibile, mentre la Smart Brain Corporation, la venefica multinazionale canalizzatrice della sintetizzazione degli Orphenochs e maggiore promotrice della loro conquista del mondo, caccia i pochi umani scagliandogli addosso guerrieri in armatura, creature giganti e Orphenocs vari. Alla fine il salvatore sembra materializzarsi, Kamen Rider Faiz, il Takumi Inui della serie che aveva perso memoria e poteri dopo un precedente assalto.

Assolutamente riuscito, per la realizzazione del film la produzione non ha badato a limiti, rimettendo in scena un buon 80% dei personaggi della serie, addizionandone di nuovi e aggiungendo ben due inedite cinture/raider praticamente speculari; sono le “king belt” atte a equipaggiare e materializzare lo Psyga Gear e l’Orga Gear. Tanto potente quanto ingombrante il nero Orga (un po’ sullo stile del Delta Gear non presente nel film) tanto è fine, potente e affascinante il bianco Psyga, impersonato nella forma umana eccezionalmente da un attore non giapponese, Peter Ho.

Troviamo anche un vero e proprio esercito (nella serie sarà solo un gruppo sparuto) di Riot Tropper (torneranno poi in Kamen Rider Decade), corpo di difesa della Smart Brain composto da gear marroni mutati con una nuova cintura chiamata Smart Buckle. Questi gear in formato esercito sono stati creati proprio per il film e solo successivamente introdotti nella serie regolare. E ritroviamo anche il leader della Smart Brain sotto forma di una testa parlante conservata in vitro. Nessuna traccia invece dei membri del Lucky Clover. Sul finale i vari protagonisti devono vedersela all’interno di un palazzetto dello sport adibito in stile concerto rock, contro un mastodontico Orphenoch/kaiju, inedita invenzione che –volendo- avrebbe potuto aprire nuove piste narrative anche per la serie che invece si ferma sempre su dimensioni umane delle creature (almeno fino a Kamen Rider W).

Non possedendo legami narrativi diretti con la serie, le varie evoluzioni caratteriali e sentimentali mantengono quindi poca eccezionalità, ma il film si rivela come una prova ottima e un proseguo entusiasmante per chi ha amato la versione televisiva. Per tutti gli altri, a parte un briciolo di confusione evocata dalla coralità dell’opera Paradise Lost si può rivelare entusiasmante, folgorante e con un tono ancora più cupo della controparte televisiva.

Inaspettato e maturo, Paradise Lost fonde un utilizzo del digitale abbondante ma ben integrato (tranne in rari casi), un’ottima ambientazione, una cura del character (e mecha) design invidiabile e una narrazione che non ristagna un attimo. Grande spettacolo, cupo ma libero e contaminante, effetti classici e armature “reali” allo stato dell’arte, sequenze d’azione e resa visiva a metà strada tra la vecchia scuola e la nuova (quella in cui il digitale si mangia ormai tutta la magia) raggiungendo così un risultato unico e irripetibile.
Gli spettatori casuali possono forse rimanere disorientati all’inizio dal numero elevato di personaggi, creature, armature multicolor, gadget complessi, veicoli che mutano in robot, ma l’estrema forza e potenza del prodotto lascia da parte questi dubbi e coinvolge con picco infantile e puro senza timore di vergogna, regredendo lo spettatore in maniera sincera e onesta e lanciandolo in un cupo e violento luna park sensoriale.
Talvolta il 3D può apparire poco competitivo e le invenzioni più dinamiche non raggiungono magari la complessità articolata del film del quarantennale di Ultraman (e successivi) ma il prodotto finale è comunque un vero  miracolo per chi vuole lasciarsi conquistare da tanta inventiva e dall’universo narrato.
Pura pace e adrenalina dei sensi e della psiche. Questo è il tokusatsu. Prendere o lasciare. E –non fate errori- prendete, mi raccomando.

Nota: il film è stato diffuso in double feature con Bakuryu Sentai Abaranger: Abare Summer is Freezing!

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Galleria nemici:

Materiale aggiuntivo:

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