Kamen Rider Amazons

Voto dell'autore: 4/5
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L’ultimo decennio per il tokusatsu giapponese è stato un periodo particolarmente frizzante con un gran finale rappresentato dal nuovo Godzilla. Se da una parte ha visto l’avvicendarsi di serie per un pubblico più maturo (Garo, Lion-Maru G, Cutie Honey: the Live…) dall’altra le franchising più famose sono diventate sempre più per un target giovane finanche infantile, vedasi al proposito gli sviluppi delle recenti stagioni di Ultraman e Kamen Rider. Kamen Rider ha subìto la discesa più macroscopica partendo da una serie particolarmente interessante come era stato Kabuto passando per il punto più basso assoluto della sua storia che è stato Den-O fino ad arrivare a quella di quest’anno, Ex-Aid, che almeno dalle prime puntate sembra continuare a percorrere gli stessi binari. Nel 2016 però  l’alchimia tra la richiesta di programmi da mandare in onda nel canale web di video on demand di Amazon Video e la voglia di alcuni produttori (primo tra tutti Shinichiro Shirakura, mente dietro alcune delle annate più interessanti e riuscite da Agito a Kabuto) di riportare la serie sui binari del passato e quindi restituirla ad un pubblico più maturo che ne fece la fortuna, fa si che venga messo in produzione questo Amazons. Amazons è una miniserie di tredici episodi totalmente deprivata dell’ironia classica degli ultimi anni, recitata da attori più adulti e contenente un tasso di violenza assolutamente sopra la media e puramente avulsa da una fotografia pop e patinata che diviene totalmente virata e desaturata in colori composti da dominanti spente di verde e azzurro. Non interrompe la continuità delle altre serie ma si muove come un progetto parallelo. La violenza è sopra la media finanche splatter. E’ stata quindi messa in diretta concorrenza con quella di Garo del 2016 che andava a celebrare i 10 anni del franchising (mentre questa ne celebra i 45) ed è stata indirizzata allo stesso pubblico o comunque un pubblico più maturo finanche adulto, nostalgico fan dei fasti del passato, principalmente quello di Kamen Rider Black, Faiz o addirittura -appunto- Amazon del 1974 di cui è una sorta di reboot o comunque narrazione che ne sfrutta il design e i personaggi.

Il contesto è fantascientifico, “verosimile” e mostra la solita azienda che lavora su creature biologiche eventualmente da usare come armi in scenari di guerra dalla cui sede improvvisamente evadono 4000 prototipi, creature dall’aspetto umano e totalmente sotto controllo anche se devono cibarsi comunque di carne umana. Periodicamente alcune però perdono l’autocontrollo, mutano in creature mostruose e iniziano a seminare il panico e a sterminare tutta la popolazione che gli si para di fronte. Per fermare questa mattanza è stato creato un mini plotone di mercenari discreti che abbatte gli Amazons (questo il loro nome) con attrezzatura e armi specifiche. Ma la loro presenza non è sufficiente; così contro questi mostri sono scagliati due uomini che riescono a comando a mutare in creature della stessa tipologia però dotate ancora dell’intelletto e di autocontrollo. Ma ovviamente nulla è come sembra e mentre da una parte alcuni sviluppi si evolvono linearmente  dall’altra una sorta di arrivismo e di lotta intestina interna all’azienda farà sì che la situazione diventi più complessa e luttuosa del previsto.

Serie fortunata di cui è stata già annunciata una seconda stagione per il 2017, Amazons dimostra come sia ancora possibile in questo periodo costruire un progetto tokusatsu per un pubblico più maturo senza partiture comiche e senza necessariamente dover abusare di effetti speciali digitali ma riconducendo tutto quanto alla presenza di ottime armature, di buone creature in “gomma” e riuscite coreografie marziali e scontri balistici. Per questo motivo auspichiamo una sovrapproduzione sempre più massiccia di opere di tale resa e rilevanza qualitativa, parallelamente alle altre più inoffensive e ludiche. Amazons resta il prodotto sicuramente più interessante all’interno del franchising di Kamen Rider di almeno gli ultimi 10 anni, sicuramente dai tempi di Kabuto con il quale si confronta direttamente forse anche superandolo a livello appunto di rilevanza qualitativa ed interesse generico forte anche del ridotto numero di episodi (anche se di durata superiore alla media).

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