Kamen Rider × Kamen Rider Wizard & Fourze: Movie War Ultimatum

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Senza voler fare il solito gioco di confronti, ma questo esce in sala e di questo tocca parlare; in occidente il crossover degli Avengers sembra quanto di più intramediale e innovativo si possa presentare sulla piazza. Ma tutte le pagine scritte, le analisi e le chiacchiere probabilmente non tengono conto di ciò che sta combinando la Toei da alcuni anni. Certo, la contaminazione, il crossover, i restyling, le compresenze sono parte fondante dell’universo supereroistico giapponese ma lo status quo ha ormai del surreale e rivoluzionario quasi ai livelli di avanguardia. Ogni serie di Kamen Rider ormai ha un pugno di film da sala praticamente fissi. Inizialmente erano film per nobilizzare o completare la serie in corso, poi sono diventati pretesto per introdurre il secondo rider della serie o presentare quello della successiva poi hanno iniziato a dividersi la scena con la serie precedente (e successiva) fino a fondersi con l’universo dei super sentai (con i quali condividono il classico double features annuale). E fin qui il tutto poteva starci, anche se forzatamente e con livelli di esagerazione inusuali, apparire coerente, giustificato e gratificante. Poi la rottura. Sarà l’entusiasmo del rider “riassuntivo” Decade o della serie metafilmica degli Akibaranger ma di punto in bianco molti universi del passato hanno iniziato e riemergere. Così è stato per i Metal Heroes, con timida comparsa di Gavan a cui poi è stato votato un nuovo film e che poi con i suoi “colleghi” (Sharivan e Shaider) ha invaso altri titoli dei Kamer Rider. Poi è toccato agli Space Ironmen Kyodain (serie del 1976) invadere il film del 2012 di Kamen Rider Fourze; pensavamo potesse essere giustificato dalla somiglianza dei character design. Così non è stato. Perché poi è arrivato il film di cui stiamo parlando.

Per Natale infatti escono i Movie War; così è stato per Movie War 2010, Movie War Core, Movie War Mega Max e nel 2012 questo Movie War Ultimatum.

Che debutta con i villain di Kamen Rider Wizard (la serie in corso) che subito incontrano nientemeno che un restyling degli Akumaizers 3, serie TV del 1975. Qui emerge un’ennesima contraddizione; se per Gavan il restyling era stato mimetico all’originale, un po’ nello stile degli Ultraman, per gli Akumaizers invece il look (proprio come già fatto per i Kyodain) viene rimodernato e le “goffe” tute dell’epoca mutate in carne ed armature organiche. Sono loro i nuovi “cattivi” del film. Tempo pochi minuti e siamo in Sud America dove troviamo Kamen Rider Meteor (dalla serie Fourze) e la “woman with guns” presentata nel precedente film Kamen Rider Fourze the Movie: Space, Here We Come! interpretata dalla brava e bella Mikie –Cutie Honey– Hara. Poi di nuovo in Giappone nell’universo di Fourze con studenti dotati di poteri esp e un nuovo cattivo, Sanagiman, che presto muterà in Inazuman (eroe sempre creato da Ishinomori con serie a carico del 1973). Di nuovo l’ottimo restyling rende molto più organica e dolorosa la mutazione e il design. Un nuovo Zodiart ed ecco apparire la Kamen Rider femminile Nadesico, direttamente dal film Kamen Rider × Kamen Rider Fourze & OOO: Movie War Mega Max. E via verso l’universo di Kamen Rider Wizard per la seconda parte. Il tutto potrebbe apparire non all’altezza tra paradossi temporali e tanti cattivi minori provenienti da altrettante serie e film fino al momento in cui viene risorta nientemeno che Poitrine, ovvero un’eroina femminile di una serie del 1990 facente parte di un filone denominato Toei Fushigi Comedy Series, composto di 14 serie (dal 1981 al 1993) sempre ideate da Ishinomori. No, non è finita; poi tocca all’avvento dei precedenti Kamen Rider OOO, Accel, W e Birth. E poi inseguimenti motociclistici, veicoli mostruosi, combattimenti, verso la terza parte in cui l’eccesso classico di effetti digitali serve a ricreare un monumentale scontro contro una sorta di fortezza ciclopica volante. Senza dimenticare una specie di tacchino gigantesco in formato Godzilla che rade al suolo mezza città. E il nuovo rider della serie in corso presentato dopo i titoli di coda.

Senza pretese di completezza, ma in un solo film vengono coinvolte almeno sei serie provenienti dal 1973 al 2013 e personaggi di circa 3-4 film (escludendo villain vari provenienti da ogni dove). Un’operazione a dir poco strabiliante e stordente. Alla redini del tutto troviamo di nuovo Koichi Sakamoto competente regista e coreografo a cui la TOEI sta donando parecchia fiducia. Da studioso e appassionato di cinema di arti marziali tout court, riesce ed infilare, anche se con basse pretese dovute alle risorse investite, tutto il meglio e noto del cinema del genere contemporaneo; kung fu, parcour, giochini da action thailandese e tante microcam alla Go Pro piazzate in testa agli attori o in posizioni estreme (a fronte dei droni utilizzati nelle prime puntate della serie Kamen Rider Gaim, due delle novità tecniche dell’ultimo anno della franchise). Il regista appassionato di cinema di Hong Kong inserisce molta azione alla Jackie Chan, spesso svolta in ambienti angusti e interattiva con le location e un florilegio di wirework anche se grossolano nell’utilizzo. Sakamoto sta inserendo una nuova ottima visione dell’intrattenimento nell’universo dei tokusatsu (suo anche il bel film di Ultraman Mega Monster Battle: Ultra Galaxy) anche se i problemi della modellazione 3D persistono e tolgono mordente al prodotto.

In coda a tutte le analisi però la domanda che sorge spontanea è: “ma c’è del cinema in tutto questo?”. Probabilmente no, c’è solo un delirante e liberissimo balocco (seppur coerente e affascinante a differenza di prodotti omologhi locali e non) colmo di nostalgico fanservice, probabilmente fine a sé stesso ma irresistibile fatti i debiti distinguo. Come al solito, prendere o lasciare.

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