Kamen Rider ZO

Voto dell'autore: 3/5
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Sinossi:

Masaru Aoru è l’assistente del dr. Mochizuki. Costui lo rende un androide e gli imprime un ordine telepatico che lo farà risvegliare diversi anni dopo per proteggere il figlio. Il bimbo è minacciato da un’altra creatura di laboratorio dello scienziato che è folle di gelosia per il suo papà artificiale.

Riflessioni:

Kamen Rider ZoLa storia è nota. Nel 1989, Kamen Rider Black Rx non è andato benissimo a livello di ascolti nonostante tutti gli sforzi dell’autore per renderlo il più possibile commerciale e vendibile a livello di gadget, moltiplicando esponenzialmente il numero di rider e armi. Il creatore Shotaro Ishinomori, soprannominato il “re”, noto mangaka, responsabile di qualcosa come 770 story arcs, 550 volumi o 128.000 pagine a seconda di come si voglia misurare il tutto, in virtù dei quali detiene il record assoluto di autore più prolifico nella storia del fumetto mondiale, decide di comune accordo con la Toei di fermare il franchise per un po’ di tempo. L’unico modo per rielaborare Kamen Rider in pieni anni 90 diviene allora quello delle allora prolifiche produzioni video o dei film in sala. Nel 92 esce lo straight to video Shin Kamen Rider, mentre è l’anno dopo quello che prevede il rientro dell’eroe in grande stile. Il progetto viene affidato ad un giovane, ma promettente regista/autore, tale Keita Amemiya. In realtà chi non è totalmente all’asciutto di tokusatsu sa che il nome di costui è diventato negli anni sinonimo di qualità e al contempo fa assurgere a status di cult ogni lavoro che porta la sua firma: da Zeiram a Garo passando per Mechanical Violator Hakaider. Amemiya supervisiona Shin Kamen Rider l’anno prima, ma è con l’opera successiva destinata al cinema che realmente mette mano alla creatura del maestro.

Simbolicamente il film rappresenta un passaggio di testimone importantissimo: dal mangaka/autore, responsabile primo e propagatore di tutti quei germi che in buona parte sono l’anima di molte serie fantascientifiche giapponesi tuttora, al regista/autore che è stato uno dei principali artefici dell’evoluzione del genere in quegli anni cruciali. Purtroppo quel che rimane di questo passaggio storico è poca cosa. Il film in sé è invecchiato in maniera invereconda. Certo è che le intuizioni di Amemiya, che sono il suo marchio di fabbrica, ci sono già tutte. Si inizia con un atmosfera horror di primo ordine: il protagonista, cioè il terribilmente inespressivo Kou Domon, si risveglia avvolto da rampicanti in una foresta oscurissima in base ad un richiamo telepatico e subito diviene Kamen Rider ZO. Al contempo una sorta di sfera di energia incomincia ad attrarre magneticamente rottami in una discarica e si genera un mostro, molto più simili agli zoanoidi della saga di Guyver che ad un tipico mostro della saga.

A questo punto però le buone premesse svaniscono in una terribile melassa anni ottanta, benché ci si ritrovi nel decennio successivo. Il mostro immondo è sulle tracce di Hiroshi, il figlio dello scienziato che è sia dietro la sua nascita, ma ha anche creato Kamen Rider appositamente per proteggere il suo bamboccio. Il buon Keita si fa in quattro per approfondire tutte le sue (buone) intuizioni. Anzi, come sapranno anche gli spettatori di Garo, il suo grosso problema è di non farsi scrupolo di usare qualsiasi mezzo per la narrazione anche se non è all’altezza grafica giusta. In Garo, per esempio, non aveva problema alcuno ad usare orripilante ed economica computer grafica per mostrare il non mostrabile. In Kamen Rider ZO se ne vedono di tutti i tipi: cavallette giganti di plastica, manichini su moto che si tuffano dai palazzi, effetti luce, stop motion e persino l’ormai dimenticato morphing. La nascita del mostro vorrebbe in tutto e per tutto richiamare l’allora recente Terminator 2, ma i mezzi a disposizione sono quello che sono. Anche l’idea del mostro che rigenera i suoi arti è probabilmente debitrice in buona parte della saga di Cameron, ma tutti i rottami metallici che finiscono per formare il suo corpo fanno anche pensare a qualche debito con il Tetsuo di Tsukamoto. Simpatica è invece la parentesi in stop motion che lascia alquanto interdetti, proprio perchè fa pensare che nella golden age del tokusatsu si poteva magari fare di più con questa tecnica, anche se probabilmente sarebbe risultata troppo costosa da utilizzare in serie televisive a basso costo.
Ad ogni modo, il gran finale con lo scontro tra il cattivo e l’eroe è ricco e meritevole di passare alla storia. Non fosse altro che per l’idea del mostro, il quale geloso di Hiroshi e sentendosi esso stesso figlio dello scienziato, costringe il padre (ibernato), il bimbo e l’androide al drammatico e lacrimoso confronto finale. Certo l’intuizione è al solito abbozzata e molto di più si sarebbe potuto fare, ma il fattore produzione in queste opere è come al solito pesante e il film deve rispettare quel che il pubblico si aspetta.

Così più che seguire il notevole dramma (in potenza), si deve essere pronti a sopportare tutto l’armamentario anni ottanta messo in gran sfoggio dal regista. Per chi scrive assolutamente detestabile nel comparto musiche e vestiario, con punte di disgusto assoluto raggiunte nel momento melò tra bimbo e Kamen Rider con tanto di canzoncina di sottofondo. Da dimenticare anche lo zio adottivo di Hiroshi: una sorta di scienziato pazzo uscito da una qualsiasi idiozia americana per il pubblico di teenager di quei tempi.

Peccato. Peccato, perché Amemiya si dimostra al solito uno dei pochi registi che in questo genere sa fare la differenza ed è visibile anche in questi primi abbozzati tentativi. Basti solo guardare la camera a mano nel duello finale o l’onirica sequenza in stop motion già citata per farsene un’idea. Alla storia passa anche il costume di Kamen Rider ZO come uno dei più brutti in assoluto. Il nostro eroe sarebbe tornato alcuni anni dopo nel mini di 9 minuti appena, Kamen Rider World, in crossover con Kamen Rider J, ben noto come l’unico rider con il potere di diventare gigante come Ultraman, nonché come ultimo esperimento nella saga per Amemiya. Ad onor del vero c’è però da dire che l’idea di ingigantire Kamen Rider è riciclata dallo speciale in cui si scontravano l’eroe della Toei con quello della Tsuburaya (Ultraman vs Kamen Rider), che con uno stratagemma veniva ingigantito per combattere al fianco del suo colorato amico/nemico.

 

Kamen Rider ZO

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