Kazuo Umezu’s Horror Theater – Tale 1: House of Bugs

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House-of-bugs-dvdUmezu Kazuo può essere annoverato tra i più influenti mangaka di genere horror del dopoguerra, le sue opere hanno avuto enorme seguito in patria e sono state oggetto di diverse trasposizioni cinematografiche, tra le quali The Drifting Classroom (1987)  per la regia di Nobuhiko Ôbayashi. Non stupisce quindi che per celebrare i suoi cinquant’anni di carriera si sia voluta produrre questa miniserie televisiva, Kazuo Umezu’s Horror Theater, che si compone di sei storie adattate per lo schermo da altrettanti registi che, ognuno col suo stile, rendono omaggio al maestro.

Alla regia di House of Bugs troviamo un fuoriclasse come Kyoshi Kurosawa, che si trova perfettamente a suo agio a raccontare una storia di solitudini, incomprensioni, orrore e follia celati nel quotidiano e confeziona un piccolo gioiellino.

Ruiko e Renji sono una coppia benestante, sembrano condurre una vita felice e agiata. Renji si sfoga con l’amante della follia che porta la moglie a vivere reclusa nella soffitta e a coltivare fantasie morbose. Ruiko si confida col cugino degli improvvisi attacchi di gelosia e delle violenze marito, che per punizione la rinchiude in soffitta. Difficile capire chi dei due dica la verità, forse ininfluente, poiché la discesa agli inferi di questa coppia passa soprattutto attraverso la frammentazione del senso della realtà, che Kurosawa, nonostante i limiti imposti dalla forma televisiva, rende  con una regia che depista, inganna, gioca con le percezioni dello spettatore, senza risultare mai in uno sterile esercizio di stile. Kurosawa, assieme allo sceneggiatore Sadayuki Murai (Perfect Blue, Millenium Actress), costruisce un meccanismo narrativo estremamente complesso nella prima parte, dove svariati piani narrativi e temporali si incrociano, per poi passare ad una narrazione più convenzionale nella seconda, dove ci viene svelato in tutto il suo orrore cosa avviene dietro le mura della casa dei due coniugi. House of Bugs mette in scena un microcosmo relazionale in cui nessuno è pienamente innocente, ma in cui tutti sono in balia delle proprie passioni, delle beffe del destino, dei propri lati oscuri e lo fa con un’autenticità che disturba.

L’unica pecca giunge forse con il climax, quando irrompe il gigantesco incubo entomologico anticipato dal titolo, che viene portato in scena con una CGI non proprio esaltante.  Per il resto rimane  una discreta prova d’autore per Kurosawa che pur nella ristrettezza di mezzi (e di minutaggio) che caratterizzano la maggior parte delle produzioni televisive, riesce ha tirare fuori un’opera interessante e autentica.

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